Inverno di controlli serrati nell'Isola Parco: i militari della locale Stazione sanzionano cantieri improvvisati e mezzi pesanti finiti nella riserva integrale. Multe salate e obbligo di ripristino per chi scambia il Paradiso per una discarica.
ASINARA (SS) – Chi pensa che l’inverno, con i suoi silenzi e l’assenza di turisti, trasformi l'Asinara in una terra di nessuno dove le regole vanno in letargo, ha fatto male i conti. La "splendida cornice" del Parco Nazionale non è solo una cartolina estiva, ma un ecosistema che respira tutto l'anno e che, purtroppo, continua a subire attacchi anche fuori stagione.
A vigilare su questo equilibrio precario ci hanno pensato i Carabinieri della Stazione dell’Asinara, che nelle ultime settimane hanno portato alla luce tre gravi violazioni. Non semplici distrazioni, ma comportamenti che denotano una preoccupante mancanza di cultura ambientale proprio da chi, sull'isola, ci lavora.
Il primo campanello d'allarme è suonato in località Tumbarino. Qui, all'interno di un cantiere operativo, i militari si sono trovati di fronte a una scena d'altri tempi (e non in senso positivo): roghi abusivi accesi per smaltire rifiuti. Una pratica arcaica e pericolosissima, messa in atto senza alcuna autorizzazione dell'Ente Parco, che rischia di innescare incendi in una macchia mediterranea preziosissima.
Ma non è tutto. Attorno alle fiamme, i Carabinieri hanno documentato una discarica a cielo aperto: reti, plastiche e bottiglie di vetro abbandonate sul suolo. Un mix letale per la fauna selvatica, che rischia di ingerire i detriti o rimanervi intrappolata. Uno sfregio ingiustificato in un'area che dovrebbe essere un santuario della natura.
Se a Tumbarino si bruciava, altrove si violavano i santuari. La seconda operazione ha del paradossale: protagonista un autocompattatore del servizio di nettezza urbana. Il mezzo pesante si è introdotto, senza alcuna autorizzazione, nella Zona "A", l'area di riserva integrale dove la tutela è massima e l'accesso è vietatissimo.
La natura, però, ha presentato subito il conto: a causa delle piogge recenti, il camion è rimasto impantanato nel fango. Il risultato? Per liberare il mezzo sono state necessarie manovre che hanno, di fatto, arato il terreno, modificando lo stato dei luoghi e rischiando di compromettere habitat e specie protette. Un danno doppio: l'invasione non autorizzata e lo scempio per uscirne.
La risposta dell'Arma non si è fatta attendere. Per i responsabili sono scattate sanzioni amministrative che superano i 1.000 euro. Ma la parte più salata non è quella pecuniaria: è scattato l’obbligo del ripristino ambientale a carico dei trasgressori. Chi ha sporcato o rovinato, dovrà rimettere tutto com'era a proprie spese.
Inoltre, il Direttore dell'Ente Parco ha ora la facoltà di sospendere o revocare le autorizzazioni ad operare sull'isola. Un segnale chiaro: lavorare all'Asinara è un privilegio che richiede responsabilità.
I controlli proseguiranno senza sosta. Perché l'Asinara non può difendersi da sola dall'ignoranza e dalla superficialità umana.