Alguerunners, ottobre da maratoneti: tra i canyon di Oliena, i panorami di Castelsardo e i record di Valencia

C’è un filo che unisce Oliena, Castelsardo e Valencia, e corre — letteralmente — sulle gambe degli atleti dell’Alguerunners. Un ottobre generoso di chilometri e soddisfazioni, vissuto con quello spirito che solo chi corre conosce: la fatica che diventa piacere, il ritmo che diventa musica, la strada che si trasforma in racconto.

A Oliena, ai piedi del Corrasi, i giallorossi si sono misurati con la natura nella sua forma più ruvida e vera. La quinta edizione del trail ideato dal Comune e da Oliena Outdoor ha portato gli atleti tra canyon e altipiani, dentro un paesaggio che pare uscito da un’epopea nuragica. Michela Pensè, Attilio D’Anzeo, Carmelo Mela e Luigi Soggiu hanno corso dove la montagna non perdona, lungo sentieri che toccano Su Gologone, la Valle di Lanaitho, Tiscali e la cima del Corrasi. Non è solo sport: è un rito, una prova di resistenza e di rispetto per la terra.

A Castelsardo, nel Trail dell’Amicizia, il paesaggio ha cambiato volto ma non fascino. Dalla partenza di Piazza Nuova, tra mare e colline, la corsa è diventata un dialogo con il vento e la luce. Qui Michela Pensè ha confermato il suo stato di grazia, centrando un nuovo podio, mentre Francesco Priamo, al debutto nella disciplina, ha chiuso una prova solida e promettente. C’è qualcosa di romantico nel correre su quella costa antica, dove ogni curva regala un frammento di Mediterraneo.

Poi Valencia, la “Ciudad del Running”, dove la corsa è scienza e spettacolo insieme. Laura Usai e Gianni Cecconello hanno preso parte alla mezza maratona del circuito SuperHalfs, una gara da 25.000 partecipanti, con i pettorali esauriti in poche ore. Ventuno chilometri disegnati nel cuore della città, tra viale Botánico Cavanilles, Guillem De Castro e Calle Xàtiva, con due record mondiali sfiorati, un record europeo abbattuto e quattro nazionali riscritti. Valencia, ancora una volta, ha confermato il suo titolo di “città dei record”.

Gli atleti sono tornati a casa con la stanchezza buona, quella che pesa sulle gambe ma illumina lo sguardo. In ogni tappa hanno lasciato un frammento di sé, raccogliendo molto più di una medaglia: il senso profondo di appartenere a qualcosa che cresce, passo dopo passo, tra il silenzio dei sentieri e il rumore del traguardo.

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