Racconto di Bruno Lombardi “Il segreto di Elara – una storia nuragica”. Introduzione e capitolo 1.

Introduzione.

L’ambientazione è in Sardegna, e racconta la storia di un archeologo sardo, Samuele Bernardu, che viene contattato da un agricoltore per andare a vedere un muro di pietra venuto alla luce nel suo terreno, dopo alcuni lavori di aratura dei campi. I riferimenti tra realtà e fantasy sono legate alla Civiltà Nuragica. Tra i personaggi c’è Elara. Elara, nel nostro racconto, è una divinità antica e dimenticata, che funge da guardiana dei confini tra i mondi e protettrice dell’equilibrio tra luce e oscurità; è venerata nel tempio scoperto da Samuele, e il suo culto era conosciuto per la profonda conoscenza e il potere che rappresentava.

 

Elara è descritta come una figura di saggezza e forza, e il suo ruolo è fondamentale per mantenere l’armonia tra le diverse dimensioni e le forze naturali. Nel manoscritto trovato nel tempio, si rivela che il culto di Elara è stato perseguitato dagli uomini perché la conoscenza che custodiva rappresentava una minaccia per coloro che cercavano di dominare senza rispetto per l’equilibrio naturale. In sintesi, Elara incarna il tema dell’Equilibrio, della connessione tra il mortale e il divino, dell’importanza di rispettare le forze naturali e l’eredità culturale delle civiltà antiche. La sua riscoperta da parte di Samuele e del Consiglio dei Guardiani, simboleggia un ritorno a valori antichi e fondamentali per il benessere dell’umanità.

 

La storia ha più morali: 1) la gente comune che scopre qualcosa di antico e ha il dovere di comunicarla alle autorità competenti - 2) l’archeologo che scava nel sito archeologico tra metodo scientifico e una dimensione di “spiritualità” non calcolata (rapporto tra scienza e non scienza) - 3) la condivisione delle scoperte con la gente e con la comunità scientifica, attraverso una mostra e altre informazioni - 4) l’importanza dell’archeologia e dei rapporti umani per meglio capire le eredità del passato (comprese quelle immateriali dei nostri antenati).

 

Capitolo 1: LA SCOPERTA.

 

Samuele Bernardu, archeologo sardo di fama riconosciuta, stava lavorando al suo ultimo progetto di scavo quando ricevette una telefonata inattesa; si trattava di un agricoltore di nome Giovanni, il cui terreno si estendeva nelle campagne di Sassari. Durante i lavori di aratura, Giovanni aveva scoperto un antico muro di pietra sepolto sotto strati di terra; la sua voce era carica di curiosità e timore reverenziale mentre descriveva il ritrovamento.

 

Samuele decise di partire immediatamente. Il viaggio verso la campagna era accompagnato dal canto delle cicale e dall’odore della terra arsa dal sole. Arrivato al podere di Giovanni, il paesaggio intorno a lui era punteggiato da nuraghi complessi e monotorre dalla particolarissima architettura che si stagliavano contro il cielo azzurro, come sentinelle silenziose di un passato dimenticato nel tempo e nello spazio.

 

Giovanni lo accolse con calore, conducendolo rapidamente verso il luogo della scoperta. Il muro di pietra emergeva parzialmente dalla terra, le sue superfici scolpite e ricoperte di muschio testimoniavano una lunga storia sepolta. Samuele si chinò per osservare da vicino, sentendo un brivido di eccitazione percorrergli la schiena. C’erano simboli incisi sulle pietre, antichi glifi che sembravano raccontare una storia dimenticata.

 

(Alla prossima settimana, con due nuovi capitoli)

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