Il disegno di legge di Bilancio prevede una riduzione nazionale di 6.974 posti dal 2027/2028, ma non è ancora legge. Il consigliere regionale richiama gli accorpamenti in Sardegna e le proiezioni sul calo demografico.
CAGLIARI – La contestazione del consigliere regionale Valdo Di Nolfo riguarda i tagli agli organici scolastici previsti dal disegno di legge di Bilancio 2027. Il testo propone, dal 2027/2028, 4.925 posti in meno per i docenti e 2.049 per il personale ATA, cioè amministrativo, tecnico e ausiliario: 6.974 posti complessivi su scala nazionale. Sommando queste riduzioni a quelle già previste dalla manovra del 2025, il totale arriverebbe a 14.808 nell’arco di tre anni scolastici, se la nuova proposta fosse approvata senza modifiche. Si tratta di posti negli organici, non di altrettanti licenziamenti automatici; il provvedimento è ancora all’esame parlamentare.
Il consigliere concentra l’attenzione anche sul ridimensionamento della rete scolastica sarda. La Regione ha riferito che negli ultimi tre anni sono state accorpate 38 autonomie scolastiche e che a gennaio il commissario ne ha soppresse altre nove. Le autonomie sono istituzioni organizzative, ciascuna con la propria direzione: un accorpamento non coincide necessariamente con la chiusura di ogni singola sede scolastica.
«Il Governo Meloni torna a colpire la scuola pubblica, prevedendo nella nuova manovra finanziaria quasi 7mila posti in meno tra docenti e personale ATA. Una scelta che preoccupa profondamente, soprattutto in una regione come la Sardegna, dove la situazione è ancora più delicata. Negli ultimi tre anni sono state accorpate 38 autonomie scolastiche, alle quali si sono aggiunte le 9 soppresse a gennaio attraverso il commissariamento imposto dal Governo. E oggi le proiezioni ci dicono che entro il 2040 la Sardegna il taglio delle classi sfiorerà il 40% e i docenti caleranno del 39,6%. Insieme all’allarmante percentuale di abbandono scolastico che in Sardegna tocca quota 13,6% sono numeri che impongono una riflessione profonda sul futuro della scuola sarda soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove la presenza delle istituzioni scolastiche rappresenta un presidio fondamentale per le comunità per garantire il futuro dei nostri ragazzi. Il diritto all’istruzione deve essere garantito a tutte e tutti, anche nell’ultimo paese della Sardegna».
Le stime sul 2040 richiamate da Di Nolfo riguardano una proiezione demografica attribuita alla Fondazione Agnelli, elaborata sui dati Istat: sono uno scenario futuro sul possibile calo di classi e docenti. Anche il 13,6% indica un fenomeno specifico: la quota di giovani tra 18 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione, non la percentuale di studenti che abbandona la scuola in un singolo anno.