Agricoltura, Piana: terra e sette anni di sostegno per far partire i giovani

Il coordinatore del Dipartimento Agricoltura del PSd’Az territoriale di Sassari chiede un confronto regionale sulla PAC 2028-2034 e una legge per il rilancio delle campagne.

Comprare la terra è il primo ostacolo. Poi bisogna riuscire a vivere di ciò che produce. Tore Piana parte da qui per chiedere alla Regione una politica agricola che accompagni la nascita delle aziende e sostenga quelle già al lavoro. La sua proposta per i giovani prevede almeno sette anni di assistenza finanziaria e tecnica: il tempo, nelle sue intenzioni, per costruire un’impresa capace di reggersi sulle proprie gambe.

Il coordinatore del Dipartimento Agricoltura del Partito Sardo d’Azione per il territorio di Sassari espone le sue richieste in un testo diffuso in forma di intervista. L’occasione è il confronto sulla PAC 2028-2034, la Politica agricola comune: l’insieme degli interventi con cui l’Unione europea sostiene l’agricoltura e le aree rurali. Per il prossimo periodo di sette anni, il quadro presentato dalla Commissione europea è una proposta, non un sistema di regole già definitivamente approvato.

Piana chiede che la Sardegna prepari la propria posizione prima dei tavoli nazionali. Vuole un confronto esteso alle organizzazioni agricole, ai comitati, agli agricoltori, agli allevatori e ai tecnici. Fra i soggetti da coinvolgere indica anche i CAA, i centri di assistenza agricola che aiutano le aziende nelle pratiche amministrative. L’obiettivo dichiarato è portare al confronto nazionale richieste condivise da chi nelle campagne lavora.

Il punto sul quale insiste è il reddito. Nella sua analisi, contributi e incentivi devono permettere all’azienda di produrre e mantenersi nel tempo. Per un giovane privo di terreni o capitali familiari, questo significa anzitutto poter cominciare.

«Dobbiamo creare le condizioni perché un giovane possa scegliere davvero di fare l’agricoltore e non sia costretto ad abbandonare la Sardegna. Prima di tutto bisogna consentire ai giovani di acquistare la terra. La terra agricola non può diventare un bene accessibile soltanto a chi possiede già capitali o patrimoni familiari. Un giovane che vuole costruire un’azienda deve poter avere strumenti finanziari per acquistare o acquisire terreni e strumenti tecnici per avviare l’impresa. Io penso a un sostegno che accompagni il giovane per almeno sette anni, non soltanto con un contributo iniziale, ma attraverso assistenza finanziaria, tecnica e agronomica. Bisogna accompagnarlo nella fase più delicata: quella in cui l’azienda deve diventare realmente produttiva e autonoma».

L’ingresso dei giovani, secondo Piana, deve procedere insieme alla tutela degli agricoltori e degli allevatori più anziani. Richiama in particolare chi ha cinquanta, sessanta o settant’anni e continua a mandare avanti l’attività. Aiutare queste aziende a restare in piedi significa, nella sua proposta, conservare anche le condizioni per un futuro passaggio di generazione: un giovane può subentrare in un’impresa ancora attiva, mentre la sua chiusura disperde lavoro e conoscenze.

C’è poi la questione dei pascoli e delle aziende estensive, quelle che utilizzano superfici ampie con un’attività meno concentrata rispetto ai sistemi intensivi. Piana chiede che la politica europea riconosca le caratteristiche dei territori sardi e il lavoro necessario per mantenerli.

«Anche qui la Sardegna deve far valere le proprie specificità. Abbiamo una realtà agricola e zootecnica particolare: pascoli, superfici cespugliate, zone svantaggiate, territori montani e collinari, aziende estensive e allevamento al pascolo. Queste realtà non possono essere trattate con gli stessi criteri di una grande azienda intensiva di pianura. Chi mantiene un gregge o una mandria sul territorio svolge anche una funzione fondamentale di presidio delle campagne e di contrasto all’abbandono e agli incendi. Questo lavoro deve essere riconosciuto economicamente».

Alla trattativa europea Piana affianca una richiesta alla Regione: avviare una legge quadro, cioè una legge che dia un indirizzo complessivo alle politiche agricole e ne coordini gli interventi.

«Assolutamente sì. La PAC da sola non può risolvere tutti i problemi dell’agricoltura sarda. Per questo ritengo necessario che la Regione inizi a lavorare alla costruzione di una Legge quadro di rinascita dell’agricoltura sarda. La Sardegna deve tornare ad avere una grande politica agricola regionale. Sono passati decenni dall’epoca del Piano di Rinascita e oggi abbiamo bisogno di un nuovo progetto organico, sostenuto da risorse finanziarie importanti e capace di guardare ai prossimi decenni. Non possiamo continuare a gestire l’agricoltura soltanto attraverso bandi, emergenze e misure frammentarie. Serve una strategia di lungo periodo».

È una proposta politica: nel testo non sono indicati stanziamenti né un articolato di legge. Piana la collega alla possibilità di trattenere famiglie e lavoro nei paesi dell’interno, dove la chiusura di un’azienda può accompagnarsi all’abbandono del territorio.

Sul versante del partito, riferisce che gli è stato affidato il coordinamento territoriale del nuovo Dipartimento Agricoltura e indica nell’ascolto delle campagne il suo compito. Alla Regione domanda un primo passo preciso: convocare il settore, raccoglierne le esigenze e definire gli obiettivi da sostenere sulla futura PAC, insieme agli interventi da avviare in Sardegna.

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