Carceri, l'ira degli agenti contro le cerimonie ufficiali a Cagliari: "Basta passerelle, la sicurezza non si festeggia"

Il sindacato Con.Si.Pe attacca dopo la parata istituzionale al Teatro Carmen Melis. Il segretario Melis: "Paradossale chiedere il picchetto d'onore mentre nelle sezioni mancano gli uomini e si rischia la vita".

Le divise in alta uniforme sotto i riflettori, le carenze d'organico nel buio delle sezioni. La cerimonia ufficiale andata in scena giovedì 19 marzo al Teatro Carmen Melis di Cagliari ha innescato la dura e immediata reazione dei rappresentanti della Polizia Penitenziaria.

Mentre nel capoluogo sardo sfilavano i picchetti d'onore per un momento istituzionale solenne, dai penitenziari dell'Isola si è alzata la voce di chi affronta la trincea quotidiana delle carceri, denunciando una distanza siderale tra i festeggiamenti e la vita reale.

Il cortocircuito tra il palco e le celle A tracciare il solco tra le celebrazioni formali e l'emergenza operativa è Roberto Melis, Segretario Nazionale della sigla sindacale Con.Si.Pe. L'accusa mossa ai vertici istituzionali è chiara: si cura l'immagine pubblica del Corpo, ignorando le condizioni disastrose in cui gli agenti sono costretti a lavorare.

Il virgolettato del segretario fotografa il paradosso vissuto in queste ore dalle divise sarde: «Mentre si festeggia, nelle carceri della Sardegna i nostri agenti affrontano eventi critici, turni interminabili e carenze strutturali che non possono più essere ignorate. È paradossale chiedere al personale di rappresentare con onore il Corpo nelle cerimonie, quando poi lo si lascia operare in istituti sotto organico, con dotazioni insufficienti e condizioni di lavoro che mettono a rischio la sicurezza di tutti».

Un distacco tra le parate e la cruda realtà del perimetro carcerario che il sindacato definisce ormai «inaccettabile».

Le richieste: fondi e uomini, non simboli Il comunicato del Con.Si.Pe fissa un principio amministrativo e operativo basilare: la sicurezza si garantisce, non si celebra.

Per far funzionare gli istituti di pena sardi e tutelare l'incolumità di chi ci lavora servono interventi strutturali. La lista delle priorità stilata dal sindacato è un richiamo diretto alle responsabilità dello Stato: servono investimenti economici pesanti, assunzioni immediate per coprire i buchi in pianta organica, manutenzione degli edifici e formazione continua.

L'avvertimento finale della sigla sindacale chiude definitivamente le porte alla politica delle presenze di facciata, chiedendo rispetto per il mandato istituzionale del Corpo: «Il Distretto Sardegna merita rispetto, ascolto e interventi urgenti. Basta passerelle dei politici di turno. Il Corpo di Polizia Penitenziaria merita rispetto e condizioni di lavoro adeguate alla complessità del proprio mandato istituzionale».

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