I Carabinieri di Dualchi evitano il peggio bloccando nella notte un uomo già denunciato per maltrattamenti in famiglia. Dopo l'arresto in flagranza, il Tribunale di Oristano lo rimette in libertà ripristinando la stessa misura appena violata.
Il dispositivo elettronico non è bastato a fermarlo. La scorsa notte, a Noragugume, la linea di confine imposta dalla legge per proteggere una donna vittima di maltrattamenti è stata oltrepassata. Un cittadino straniero, incurante dei divieti, si è avvicinato pericolosamente all'ex compagna, costringendo i Carabinieri a un intervento d'urgenza.
La violazione nella notte
L'uomo si trovava già sotto la lente della Giustizia. A suo carico pendeva una misura cautelare chiara: l'allontanamento dalla casa familiare e il divieto assoluto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Per garantire il rispetto di questa distanza di sicurezza, gli era stato applicato alla caviglia il braccialetto elettronico.
Nonostante il tracciamento, l'uomo ha deciso di ignorare il provvedimento e ha puntato verso l'ex compagna.
L'arresto in flagranza
A sventare conseguenze peggiori è stata la prontezza dei Carabinieri della Stazione di Dualchi (coordinati dalla Compagnia di Ottana). I militari, impegnati nei controlli notturni del territorio, hanno intercettato l'uomo prima che la situazione potesse degenerare. Lo hanno bloccato e arrestato sul fatto. Nel comunicato si legge che l'uomo è stato arrestato in "flagranza di reato". Cosa significa nel linguaggio di tutti i giorni? Significa essere colti con le mani nel sacco. I Carabinieri non hanno dovuto fare indagini o cercare prove a posteriori: lo hanno sorpreso esattamente nel momento in cui stava commettendo il reato (cioè violare il perimetro di sicurezza attorno all'ex compagna).
Il verdetto del Tribunale: libero con le stesse regole
L'epilogo giudiziario di questa notte di tensione si è consumato questa mattina nelle aule del Tribunale di Oristano, consegnando alla cronaca una decisione che fa spesso discutere l'opinione pubblica.
Il G.I.P. (Giudice per le Indagini Preliminari) ha esaminato i fatti. Da un lato ha convalidato l'arresto, certificando che i Carabinieri hanno operato correttamente e che l'uomo ha effettivamente violato la legge. Dall'altro lato, però, ha deciso di rimettere l'indagato in libertà. Nessun inasprimento della pena o trasferimento in carcere: il giudice ha semplicemente ripristinato la stessa identica misura cautelare (divieto di avvicinamento e braccialetto) che l'uomo aveva appena dimostrato di non voler rispettare.
Come impone il codice di procedura penale a tutela della presunzione di innocenza, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità effettiva dell'uomo sarà stabilità solo durante il processo, lasciando aperta la porta a eventuali sviluppi investigativi, anche a suo favore.