Mafiosi in Sardegna, Todde chiama la piazza: «Non siamo la discarica carceraria d'Italia». Corteo il 28 febbraio

Cagliari – La Sardegna non vuole diventare l'Alcatraz del Mediterraneo. La Presidente Alessandra Todde alza il tiro contro il Governo e convoca il popolo sardo. L'appuntamento è fissato: sabato 28 febbraio, ore 11, in Piazza Palazzo a Cagliari. La richiesta è chiara: bloccare il piano che vuole concentrare nell'Isola i boss mafiosi al 41 bis.

La mobilitazione coinvolge tutti: sindaci, sindacati, associazioni e cittadini comuni. Il motivo dello scontro sono i numeri emersi durante la conferenza Stato-Regioni di dicembre. Roma ha deciso che la Sardegna dovrà ospitare oltre 230 detenuti in regime di carcere duro.

Un boss su tre in Sardegna I conti sono presto fatti. Se il piano passa, circa un terzo di tutti i detenuti speciali d'Italia finirà nelle celle di Uta, Badu ’e Carros e Bancali. Una sproporzione che la Regione respinge al mittente.

«Abbiamo sempre fatto la nostra parte nella lotta alle mafie e alla criminalità organizzata – afferma la Presidente Todde – e continueremo a farla con determinazione. Ma non possiamo accettare una distribuzione così squilibrata e una decisione assunta senza dialogo e senza condivisione. La Sardegna non è una periferia in cui trasferire scelte già prese altrove».

La nuova servitù Dopo le basi militari, ora tocca alle prigioni. La Governatrice parla apertamente di "servitù carceraria", imposta senza chiedere il permesso a chi abita nell'Isola.

«Una misura che questo Governo vuole imporci senza dialogo e condivisione. Un’altra servitù: quella carceraria. Una misura che abbiamo denunciato da subito, senza indugi, perché non accettiamo che la nostra Isola venga trattata come periferia dove scaricare decisioni già prese altrove».

Questione di equità, non di favoreggiamento Todde sgombra il campo da equivoci: opporsi ai trasferimenti di massa non significa strizzare l'occhio alla criminalità, ma pretendere rispetto.

«Dire no a questa impostazione non significa arretrare nella lotta contro le mafie, ma difendere un principio di equità. Non possiamo tollerare che alla nostra terra venga imposta un’ulteriore servitù, quella carceraria, in misura sproporzionata rispetto al resto del Paese».

L'appello finale La manifestazione si annuncia partecipata. Le adesioni arrivano da più parti. La Presidente chiude con un appello all'unità. «Dalla Sardegna deve alzarsi una voce collettiva e unitaria. Facciamo sentire la nostra voce. Non subiamo. Scendiamo in piazza insieme per difendere la nostra Isola».

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