Alghero, il Garante non sia solo una medaglietta. Podda: "Colmare il vuoto tra le belle parole e la vita reale"

Il Consiglio approva il regolamento, ma la capogruppo di Futuro Comune avverte: "I diritti scritti restano spesso un'utopia. Serve un ponte vero con l'amministrazione". L'omaggio al lavoro d'aula e alle associazioni.

ALGHERO – Ci sono atti che rischiano di finire nell'archivio delle buone intenzioni e altri che, se ben maneggiati, possono cambiare la vita delle persone. Mercoledì scorso, 14 gennaio, il Consiglio Comunale ha approvato il regolamento del Garante dei diritti delle persone con disabilità. Un passaggio tecnico, certo, ma che Beatrice Podda, capogruppo di Futuro Comune, ha voluto caricare di un significato politico più profondo, andando oltre la liturgia dell'unanimità.

Nel suo intervento, la consigliera ha subito tracciato una linea netta, una distinzione semantica: «Non un garante delle persone con disabilità, ma un garante dei diritti delle persone con disabilità». Significa che non serve una balia, ma un difensore civico che faccia applicare ciò che la legge già prevede ma che la burocrazia (o l'indifferenza) spesso dimentica.

Dalla Costituzione al marciapiede Podda ha ricordato i fondamentali: l'Articolo 3 della Costituzione, la Legge 68/1999. Sulla carta, l'Italia è un paese civile. Nella pratica, la distanza è abissale. «Nonostante tanti diritti, scritti in nero su bianco, queste persone si trovano spesso ai margini, vittime di barriere fisiche e culturali e sociali», ha denunciato la capogruppo. Il rischio, ben noto a chi mastica di politica, è che l'inclusione resti uno slogan da campagna elettorale. «Non raramente accade che alcuni diritti come inclusione accessibilità possano smarrirsi nei discorsi nelle belle parole rimanendo un miraggio, un'utopia». Ecco dunque la missione del nuovo Garante: non essere un altro ufficio polveroso, ma uno strumento per «colmare il divario tra il diritto formalmente riconosciuto e la sua effettiva realizzazione nella vita quotidiana».

Il lavoro di squadra (quando c'è) L'approvazione del regolamento è anche la dimostrazione che, ogni tanto, l'Aula sa lavorare senza scannarsi. Podda ha dato atto della genesi del provvedimento (nato da un ordine del giorno del consigliere Lelle Salvatore, il primo della consiliatura) e del lavoro di "cesello" fatto nelle Commissioni, guidate da Mulas e Piccone, definendo il percorso «portato avanti e guidato con serietà e scrupolosità». Fondamentale, in questo iter, è stato l'ascolto di chi la disabilità la vive ogni giorno: «Il regolamento è stato arricchito dai contributi di colleghi e colleghe, ma soprattutto dalle associazioni che abbiamo incontrato».

La sfida culturale Podda guarda al futuro, che è venerdì (oggi) ma anche domani e l'avvenire in genere. Il Garante è lo strumento, ma il fine è la rivoluzione copernicana nel modo di pensare la città. «È innegabile che serva un cambiamento culturale - e qui la politica è chiamata a fare la propria parte - orientato al riconoscimento della disabilità come parte della pluralità umana». Le regole sono state scritte. Ora, come sempre, toccherà agli esseri umani farle camminare sulle proprie gambe e orientare al riconoscimento della disabilità come pluralità in un orizzonte di senso condiviso per il bene politico o sociale, indifferente la grecofonia o italofonia del termine, dell'intera comunità.

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