Le dimissioni di Gianfranco Satta dall’assessorato all’Agricoltura non sono piovute dal cielo. Da settimane nei corridoi della Regione si sapeva che qualcosa si era incrinato. Ieri è arrivato l’atto formale, accompagnato dalle parole di rito: l’ex assessore ha parlato della volontà di «non indebolire la figura della Presidente» e della necessità di «un assessore con stabilità politica», aggiungendo che la sua posizione era «messa in discussione da tempo». Nessuno, assicura, gli avrebbe contestato i risultati. È la politica, insomma: quando il pianoforte stona, ognuno dà la colpa alla sala.
La presidente Alessandra Todde, dal canto suo, ha messo un velo ordinato sulla vicenda: dimissioni «concordate», ringraziamenti pubblici e promessa di continuità amministrativa. Tutto perfetto, tutto compìto. Ma che ci fossero tensioni è ormai evidente anche ai sassi. La stessa Todde alla domanda: "se la sentiva?" ha risposto svelando le pieghe della questione. Dicamo che è stato più incalzante il politico di chi dovrebbe incalzarlo dicendo sostanzialmente che "si sapeva e che se ne parlava da settimane". Va senza dire.
Da qui bisogna allargare lo sguardo. Perché a intervenire è il Centro Studi Agricoli, una delle associazioni agricole più attive e indipendenti dell’isola, guidata da Tore Piana. Il CSA non distribuisce carezze né si presta a giochi di corrente: analizza, scrive, denuncia quando serve. Ed è proprio il CSA che – nel suo comunicato ufficiale – affonda il colpo con una chiarezza che difficilmente la politica regionale può ignorare. Il testo è pesante, e vale la pena riportarlo integralmente.
«Il Centro Studi Agricoli apprende dalla stampa le dimissioni dell’Assessore regionale all’Agricoltura. Come associazione agricola indipendente abbiamo più volte sostenuto, sin dal suo insediamento, che l’assessore non fosse mai riuscito a inserirsi in maniera armoniosa all’interno della complessa macchina burocratica regionale. In diverse occasioni siamo stati durissimi nelle nostre valutazioni – nulla sul piano personale, ci teniamo a precisare – ma perché era evidente a tutti che esistessero frizioni con il suo Direttore Generale e con le agenzie agricole, compromettendo l’efficacia dell’azione amministrativa.» Poi arriva la frase che accende il cerino: «Oggi leggiamo dichiarazioni secondo cui l’assessore lascerebbe “con i numeri a posto”. La nostra analisi, però, è profondamente diversa.» E qui il CSA non fa sconti a nessuno. Il quadro viene elencato per intero: «L’agricoltura e l’allevamento sardi sono a pezzi. E i segnali di questa crisi erano e sono sotto gli occhi di tutti:
– Nessun nuovo bando per investimenti e imprenditoria giovanile negli ultimi anni.
– Ritardi gravissimi nei pagamenti PAC, con un sistema informatico in tilt, carico di anomalie mai viste prima.
– Bandi poco chiari, spesso scritti male e aperti a interpretazioni che hanno generato confusione e rallentamenti.
– Bandi biodiversità bloccati, con pagamenti fermi da mesi.
– Assenza totale di una visione di lungo periodo per l’agricoltura e l’allevamento sardi.»
Poi, il giudizio sulla gestione: «Troppo facile limitarsi alla gestione del “giorno per giorno”: per questo – afferma Tore Piana – basterebbe un commissario, non un politico.» È un passaggio che pesa come un macigno: non si discute solo di un assessore, ma di un intero comparto che – stando all’analisi del CSA – non avrebbe visto né programmazione, né una rotta di lungo respiro. E il comunicato continua, indicando cosa ci si attende ora: «Dal nuovo Assessore ci aspettiamo finalmente una visione vera, che guardi ai prossimi 10 anni, e non alla prossima scadenza amministrativa. Serve un progetto strutturato, moderno, concreto, capace di rimettere al centro le imprese agricole e zootecniche che oggi, più che mai, hanno bisogno di risposte e non di slogan.»
Infine, l’impegno dell’associazione: «Il Centro Studi Agricoli, come sempre, è disponibile a offrire la propria modesta ma libera e indipendente collaborazione, qualora il nuovo Assessore voglia confrontarsi in modo serio. Nel caso invece ci fosse chiusura nei nostri confronti, proseguiremo senza esitazioni nella nostra attività: denunciare tutto ciò che non funziona o che viene fatto male, senza sconti per nessuno, nell’interesse esclusivo di agricoltori e allevatori sardi.»
Un avvertimento gentile come una badilata. E, soprattutto, un promemoria: dietro le frasi “concordate”, resta un comparto allo stremo, che adesso pretende risposte.