Il Centro Studi Agricoli mette una condizione al futuro sistema di tutela contro le calamità: nessun nuovo costo per le aziende. Il vicepresidente Stefano Ruggiu, affiancato dal presidente Tore Piana, chiede alla Regione di chiarire quale parte della spesa assicurativa resterà agli agricoltori e quale protezione sarà garantita a chi non può permettersela.
«Stiamo andando verso un sistema sempre più liberista, quasi all’americana, applicato però a un settore come l’agricoltura che dovrebbe essere considerato strategico e quindi tutelato. Non può passare il principio secondo cui lo Stato e la Regione dicono all’agricoltore: vuoi essere tutelato? Arrangiati, fatti un’assicurazione e pagatela».
Al centro del confronto c’è il progetto illustrato dall’assessore regionale dell’Agricoltura Francesco Agus nell’intervista del 5 ottobre firmata da Giuseppe Centore sulla Nuova Sardegna.
L’assessore propone di puntare sulle assicurazioni per ottenere indennizzi più rapidi rispetto agli aiuti pubblici erogati dopo le calamità. Il meccanismo descritto prevede anche un fondo rotativo: denaro regionale che anticipa la quota del contributo statale sulle polizze e torna disponibile quando lo Stato versa le somme dovute.
Di questo strumento Agus aveva parlato anche in Consiglio regionale, indicando il recupero di 14 milioni di euro già presenti in bilancio per anticipare le somme legate alle assicurazioni. Nell’intervista, però, l’assessore descrive un percorso da costruire negli anni, insieme alle associazioni di categoria.
La richiesta di Ruggiu e Piana riguarda la spesa che rimane alle imprese. Per il Centro Studi Agricoli, anche quella parte deve trovare una copertura pubblica.
«Il Centro Studi Agricoli lo dice con estrema chiarezza: non ci sta a chiedere neanche un euro di ulteriore contributo alle aziende agricole. Le imprese agricole oggi non sono nelle condizioni di spendere altri soldi. Molte sono al lastrico, schiacciate dall’aumento dei costi di produzione, del gasolio, dei concimi, dell’energia, dei trasporti, della manodopera e da una burocrazia sempre più pesante».
Ruggiu lega la questione delle polizze alle altre politiche di sostegno al settore, dagli incentivi per gli investimenti ai programmi per la crescita delle aziende.
«Se il principio diventa che ogni rischio deve essere trasferito sulle spalle dell’agricoltore attraverso una polizza privata, allora dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente. Ma a quel punto ci chiediamo: che senso hanno tutti i bandi, i corsi, gli incentivi, gli aiuti e i programmi per favorire gli investimenti in agricoltura, se poi basta una calamità per mettere in ginocchio un'azienda e la risposta delle istituzioni è “dovevi assicurarti”?».
Nella sua argomentazione pesa anche il legame fra l’impresa agricola e il luogo in cui lavora.
«Un agricoltore non può trasferire i propri terreni dove il clima è migliore, non può spostare un vigneto, un oliveto o un'azienda zootecnica da un giorno all'altro. È esposto alla siccità, alle alluvioni, alle gelate, alle grandinate, agli incendi e agli eventi atmosferici estremi. Se contemporaneamente aumentano i costi e diminuisce il valore riconosciuto alle produzioni agricole, non possiamo aggiungere un'altra voce di spesa dicendo agli agricoltori che, se vogliono essere tutelati, devono pagare ancora».
Le assicurazioni agricole prevedono già forme di contribuzione pubblica, contemplate anche per la campagna 2026 dal Ministero dell’Agricoltura. Il confronto riguarda dunque il costo effettivo per le aziende, i tempi degli aiuti e il futuro dei sostegni destinati a chi subisce un danno. Su questi aspetti il Centro Studi Agricoli chiede una risposta ad Agus.
«Chiediamo all'Assessore di spiegare chiaramente quali siano le intenzioni della Regione Sardegna. Si vuole continuare a garantire una tutela pubblica alle aziende colpite dalle calamità oppure si vuole progressivamente sostituirla con un sistema assicurativo nel quale una parte sempre maggiore del costo viene scaricata sugli agricoltori?».
«Se si ritiene che il sistema assicurativo sia lo strumento attraverso il quale tutelare l'agricoltura, allora le risorse devono essere trovate dalle istituzioni e non nelle tasche degli agricoltori. Non si può continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi».
Ruggiu e Piana richiamano infine il valore del lavoro agricolo per le comunità rurali.
«L'agricoltura produce cibo, mantiene vive le campagne, tutela il territorio, crea occupazione e contrasta lo spopolamento delle aree rurali. Sono funzioni che interessano l'intera collettività. Per questo l'agricoltore deve essere tutelato e non lasciato solo davanti ai rischi».
«Non possiamo costruire un sistema nel quale si dice all'agricoltore: produci, investi, rispetta i vincoli, affronta costi sempre maggiori e, quando arriva una calamità, arrangiati. Se questa è la direzione che si vuole prendere, il Centro Studi Agricoli dice fin da ora che non ci sta».