Rinnovabili, restano gli elenchi sardi delle aree non idonee. Todde rivendica la tutela del paesaggio


Gli elenchi sardi delle aree non idonee agli impianti rinnovabili restano in vigore. La Corte costituzionale, con la sentenza 156/2026 depositata il primo ottobre, ha dichiarato inammissibili le contestazioni agli allegati della legge regionale 20/2024 e confermato la regola di cautela per i progetti che interessano sia aree idonee sia aree non idonee.

Alessandra Todde rivendica il risultato e la scelta di mettere il paesaggio al centro delle decisioni sull’energia.

«Abbiamo sempre ritenuto l’ambiente e il paesaggio isolano un bene identitario della Sardegna. Ancora una volta la Consulta ha ribadito il principio di cautela quando si parla idoneità o non idoneità di un territorio ad ospitare impianti per la produzione da fonti di energia rinnovabile».

La vicenda nasce da un ricorso di Iberdrola Renovables Italia contro il decreto ministeriale sulle aree idonee. Durante quel giudizio, il Tar del Lazio, il tribunale che esamina le controversie amministrative, aveva sottoposto alla Consulta anche alcune disposizioni sarde.

Per capire la decisione basta distinguere due passaggi. Sugli allegati, che elencano le aree non idonee secondo le diverse tipologie di impianto, la Corte non è entrata nel merito: le contestazioni erano formulate senza individuare precisamente le singole disposizioni ritenute incostituzionali. È questo il significato di inammissibili. Gli elenchi rimangono, ma la loro permanenza non equivale a un’approvazione giudiziaria di ogni criterio contenuto al loro interno.

«La sentenza di oggi della Consulta – prosegue la Presidente – lascia in vigore le regole con cui abbiamo individuato le aree dove realizzare gli impianti e quelle da tutelare. Resta fermo anche il principio di cautela previsto dalla nostra legge».

Su questa regola, invece, i giudici hanno respinto le contestazioni nel merito. Quando un progetto occupa in parte un’area idonea e in parte un’area non idonea, prevale la seconda classificazione. Il significato pratico era già stato chiarito dalla Consulta: l’impianto non può accedere alla procedura autorizzativa semplificata. La decisione sulla sua realizzazione deve arrivare dall’esame del singolo progetto, considerando la tutela del paesaggio e della natura insieme alle esigenze della produzione energetica. La definizione di area non idonea, dunque, richiede una valutazione più rigorosa; da sola non impone un divieto assoluto.

Rimangono inoltre gli effetti della sentenza 184/2025, che aveva già eliminato diverse disposizioni della stessa legge, fra cui il divieto generalizzato di installazione nelle aree non idonee. Le nuove questioni su quelle norme sono state dichiarate inammissibili proprio perché riguardavano disposizioni già cadute.

La presidente insiste sul rapporto fra investimenti e territorio, indicando le condizioni politiche con cui la Regione intende affrontare la transizione.

«Lo ribadiamo tutte le aziende che vogliono investire nella nostra terra sono le benvenute ma chi investe in Sardegna deve confrontarsi con le regole e con le esigenze delle comunità. Il valore del nostro paesaggio e le vocazioni dei territori devono avere un peso nelle decisioni», sottolinea Todde.

«La nostra autonomia vive nelle scelte concrete. Continueremo a farla valere perché la transizione porti energia e benefici ai sardi, dia forza alle nostre imprese e rispetti la terra in cui viviamo. La Sardegna vuole la transizione energetica», conclude la Presidente, «e vuole governarla, perché le scelte sul nostro territorio riguardano il futuro di tutti noi».

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