Non solo aule accademiche e tomi polverosi: l'Officina Filosofica dell'Is.Be ha portato il pensiero critico tra la gente, tra cene, aperitivi e natura. Dimostrando che la lingua isolana possiede il vocabolario e la forza per sviscerare anche l'Intelligenza Artificiale.
OSSI – C'è un pregiudizio resistente che dipinge la filosofia come una disciplina elitaria, un esercizio intellettuale confinato nei dipartimenti universitari e del tutto scollegato dalla vita reale. Per smontare questo cliché, l'Istituto Camillo Bellieni (Is.Be) ha impiegato dieci anni di lavoro sul campo, portando il pensiero critico in mezzo alla comunità. E lo ha fatto compiendo una piccola rivoluzione culturale: dimostrando che i grandi interrogativi dell'umanità possono essere indagati e compresi usando la lingua sarda.
Venerdì 31 luglio, il Parco delle Arti di Molineddu, a Ossi, si è trasformato nel palcoscenico naturale per festeggiare il decennale dell'Officina Filosofica (OffiLaFi) dell'Istituto. La scelta della vallata del rio Mascari non è stata una pura cornice estetica, ma una dichiarazione d'intenti: riconnettere la speculazione intellettuale all'ambiente, all'arte e alla radice più profonda del rapporto tra l'essere umano e lo spazio che abita.
Nata nel 2016, l'Officina Filosofica ha stravolto i codici della divulgazione. Il bilancio di questo decennio è stato tracciato da Daniela Masia Urgu, responsabile del progetto e membro dell’Osservatorio delle lingue minoritarie.
«Siamo partiti dieci anni fa con l’idea di stimolare lo spirito critico nelle persone, mettendo la comunità insieme per affrontare questioni pratiche e complesse della vita quotidiana», ha spiegato Masia Urgu. La metodologia applicata è stata l'antitesi della lezione frontale. Il pensiero è stato calato nella convivialità, recuperando l'antica usanza greca del simposio: la filosofia è stata servita durante aperitivi, ritiri immersivi e "cene filosofiche", dove la condivisione del cibo diventava il veicolo per la condivisione delle idee e la creazione di legami umani reali.
I temi trattati non hanno conosciuto limiti: dai concetti ancestrali di Amore, Cura e Mito, l'Officina si è spinta fino all'esplorazione delle frontiere contemporanee, sviscerando le implicazioni etiche dell'Intelligenza Artificiale. Tutto mantenendo un linguaggio accessibile, capace di parlare a chiunque.
Ma il vero scarto innovativo del progetto è stato di natura linguistica. Per troppo tempo la lingua sarda è stata relegata a una funzione puramente folcloristica, considerata adatta per la poesia, il canto a tenore o la nostalgia agropastorale, ma ritenuta inadeguata per l'analisi scientifica o filosofica.
L'Istituto Bellieni ha ribaltato questo paradigma. «La cosa straordinaria di questo aspetto è stata quella di realizzare laboratori di filosofia direttamente in sardo», ha rivendicato con orgoglio Masia Urgu. Il team non ha dovuto forzare la lingua, ma ne ha esplorato le radici: attingendo al patrimonio valoriale e ai modi di dire della vita pratica, l'Officina ha dimostrato che il sardo «è ricco, vivo e perfettamente in grado di affrontare qualsiasi tematica della contemporaneità».
La serata di Molineddu, animata dagli interventi della presidente dell’Istituto, Maria Doloretta Lai, e del direttore scientifico, Antonello Nasone, ha vissuto un momento di profonda commozione durante la proiezione di un video che ha ripercorso il decennio di attività. È stata l'occasione per rendere omaggio alla memoria di Michele Pinna, lo storico fondatore dell'Is.Be, l'uomo che insieme a Daniela Masia Urgu ha intuito, guidato e ispirato la nascita dell'Officina Filosofica.
L'attività, che si inserisce nel programma istituzionale dell'Is.Be per il 2026 (finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna tramite i fondi della Legge Regionale 2/2026), si è chiusa esattamente come era iniziata: nella convivialità. Uno scambio di idee informale, a dimostrazione che il pensiero, quando esce dalle accademie e impara la lingua della sua gente, smette di essere materia di studio e diventa, semplicemente, vita.