Il ticchettio degli zoccoli e il motore silenzioso: la Pasquetta di Sassari tra storia e futuro

Se ieri, nel giorno di Pasquetta, hai scelto di passeggiare per il centro storico di Sassari, avrai sicuramente avvertito un'atmosfera diversa. Tra le voci festose e l'aria mite della primavera, potresti aver colto un suono antico mischiarsi alla quotidianità della tua città: il rumore cadenzato degli zoccoli sulle pietre della piazza. Erano Primula e Palidoro, i due cavalli giunti dalla Stazione di Foresta Burgos, che hanno accompagnato l'incedere dei Carabinieri tra la gente.

Questa immagine, capace di risvegliare sensazioni di calore umano e la bontà delle tradizioni rassicuranti, non è frutto del caso. Il 6 aprile 2026, il Comando Provinciale Carabinieri di Sassari — la struttura nevralgica dello Stato che pianifica e coordina la presenza dell'Arma su tutta l'estensione del territorio provinciale — ha diffuso un comunicato per spiegare le dinamiche di questa scelta. L'obiettivo era garantire «specifici servizi di controllo del territorio dedicati alle principali piazze del centro storico di Sassari, volti a incrementare la sicurezza percepita».

L'etimologia della vicinanza e l'uniforme Ma cosa significa, esattamente, fare prossimità? Il termine affonda le sue radici nel latino proximus (vicinissimo), superlativo di prope (vicino). Significa annullare la distanza fisiologica tra l'istituzione e la vita quotidiana. Per dare forma a questo concetto, l'Arma ha messo in campo due elementi apparentemente in contrasto, ma profondamente complementari. Da un lato, una pattuglia a piedi ha attraversato le strade in «uniforme di rappresentanza». La parola uniforme (dal latino unus e forma, una sola forma) racchiude in sé il senso di un corpo coeso: un abito solenne come simbolo visivo del legame storico e della fiducia che unisce i militari alla comunità.

La Stazione Mobile: lo Stato su ruote Dall'altro lato, accanto alla componente umana e animale, ha fatto la sua comparsa un presidio iper-tecnologico: la Stazione Mobile a trazione elettrica. Nel sistema amministrativo e operativo, una Stazione Mobile è, a tutti gli effetti, un ufficio dello Stato su ruote. Permette ai cittadini di segnalare un problema, chiedere informazioni o cercare assistenza immediata direttamente nel cuore pulsante della città, senza l'obbligo di doversi recare fisicamente in una caserma. Il fatto che questo mezzo si muova a impatto ambientale zero è una dichiarazione di intenti che, come precisa la nota ufficiale, «testimonia la costante attenzione dell’Arma verso l'innovazione tecnologica e la sostenibilità».

Vedere la divisa storica affiancata da un motore elettrico ed ecologico traccia il perimetro di un'istituzione che cerca di proteggere il domani senza dimenticare le proprie radici. Ma mentre i cavalli si allontanano a passo lento e il silenzioso furgone resta a presidiare la piazza, sorge spontanea una domanda che tocca la nostra idea di serenità civile: in un'epoca in cui deleghiamo sempre più il controllo a telecamere, droni e reti digitali invisibili, la percezione reale della nostra sicurezza non passa forse ancora dal bisogno umano di poter incrociare, dal vivo, uno sguardo attento e rassicurante?

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