Il diritto all'abitazione e la sostenibilità dei costi immobiliari rappresentano una delle linee di faglia più critiche del sistema economico contemporaneo. Per tentare di arginare l'emergenza abitativa, il 9 aprile 2026 la Giunta regionale della Sardegna ha approvato una delibera che avvia la riprogrammazione di una cospicua quota di fondi europei, destinandola specificamente al miglioramento dell'edilizia residenziale pubblica e sociale.
L'operazione finanziaria, proposta da Giuseppe Meloni, assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, poggia su un meccanismo burocratico complesso che lega l'Isola a Bruxelles. Il bacino da cui verranno prelevate le risorse è il Programma Regionale Sardegna FESR 2021-2027. L'acronimo FESR sta per Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, il principale strumento finanziario attraverso il quale l'Unione Europea tenta di correggere gli squilibri economici tra le sue diverse aree territoriali, finanziando infrastrutture e servizi.
La delibera incarica formalmente l'Autorità di Gestione — ovvero la struttura amministrativa regionale responsabile della corretta e trasparente esecuzione del programma europeo — di avviare le trattative ufficiali con la Commissione Europea e con il Dipartimento per le politiche di coesione dello Stato italiano. Il termine perentorio per presentare la proposta di modifica è fissato al 30 giugno 2026. L'obiettivo è spostare il 3% dell'intera dotazione del programma su interventi legati all'abitare, mobilitando oltre 33 milioni di euro, ai quali dovrà sommarsi un ulteriore cofinanziamento statale.
La parola chiave di questa manovra è coesione, un termine che deriva dal verbo latino cohaerere (essere strettamente unito, attaccato). Nel lessico istituzionale, le politiche di coesione sono proprio quegli interventi volti a impedire che le disuguaglianze economiche e sociali sfaldino l'unità della comunità europea. Non a caso, la decisione nasce in seguito alla Mid-Term Review (MTR), la revisione di metà periodo del programma europeo, che ha introdotto il tema dell'Housing (l'edilizia abitativa) tra le massime priorità comunitarie.
La necessità di riorientare i fondi è dettata da un quadro statistico allarmante. Il documento istituzionale richiama i dati dell'OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l'ente internazionale che realizza studi economici sui Paesi membri): le famiglie sarde destinano in media il 33,5% del proprio reddito per far fronte alle spese dell'abitazione, un dato che sovrasta nettamente la media europea, ferma al 26,6%. Inoltre, quasi l'8% della popolazione isolana dichiara di trovarsi in oggettiva difficoltà nel sostenere tali oneri.
A fronte di questa erosione del potere d'acquisto, l'assessore Giuseppe Meloni ha delineato il perimetro d'azione della misura: «È una misura importante per sostenere famiglie, giovani e lavoratori che oggi vivono situazioni di difficoltà nell’accesso a soluzioni abitative dignitose e accoglienti a prezzi accessibili, con un’attenzione particolare verso studenti, lavoratori con contratti non stabili, giovani coppie, persone anziane e famiglie monoreddito o monoparentali».
I 33 milioni di euro non saranno destinati a espansioni urbanistiche, ma orientati al recupero, alla riqualificazione energetica e alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare già esistente, con particolare attenzione alle aree periferiche e marginali. L'esponente della Giunta ha inquadrato l'operazione in una prospettiva di giustizia sociale: «L’aumento dei prezzi e dei canoni di locazione sta mettendo in difficoltà un numero sempre maggiore di persone. Con questa delibera ci attiviamo per utilizzare al meglio le opportunità offerte dalla programmazione europea e migliorare gli interventi sull’edilizia residenziale pubblica e sociale. Il nostro obiettivo è aumentare la disponibilità di alloggi accessibili e sostenibili, riqualificare il patrimonio esistente e supportare chi oggi fatica, per questione economico/sociali a trovare un’abitazione sostenibile. Investire sull’abitare significa ridurre le disuguaglianze, migliorare la qualità della vita delle persone e rendere più solidi i nostri territori».