Porto Torres, il Satiro romano diventa un ologramma: la maschera in 3D per gli studiosi e il Carnevale

Iniziata la scansione digitale del reperto del I secolo d.C. all'Antiquarium Turritano. Il file viaggerà nel mondo per la ricerca archeologica e arriverà a Viareggio per diventare un carro allegorico di cartapesta.

di Pasqualino Trubia

Porto Torres – Il marmo bianco del primo secolo dopo Cristo incontra la tecnologia digitale. All'interno del Museo Nazionale Antiquarium Turritano ha preso il via la riproduzione tridimensionale della Maschera del Satiro. Un reperto simbolo dell'antica colonia romana di Turris Libisonis che ora si prepara a vivere una doppia vita: una accademica e una popolare.

Il clone digitale A tradurre la pietra in pixel è Salvatore Ganga, rilevatore e disegnatore per le missioni archeologiche dell'Università di Sassari. L'operazione consiste nel creare un "clone" virtuale esatto dell'opera.

Il processo di modellazione 3D ha uno scopo scientifico preciso. Permette agli studiosi di ingrandire il reperto su uno schermo, analizzandone le proporzioni, i segni degli scalpelli e le tracce di lavorazione, senza dover toccare l'originale col rischio di danneggiarlo. Inoltre, annulla le distanze fisiche: il file tridimensionale potrà essere inviato ai centri di ricerca di tutto il mondo, permettendo analisi comparative senza muovere il reperto dalla sua teca in Sardegna.

Dal museo alla cartapesta La smaterializzazione del Satiro ha anche un fine profano, voluto dal Comune e dalla Pro Loco locale. Il modello digitale viaggerà verso la Toscana, finendo sui tavoli da lavoro di Giacomo Marsili, maestro cartapestaio della Fondazione Carnevale di Viareggio. Marsili utilizzerà le proporzioni esatte del file 3D per progettare e costruire una mascherata allegorica gigante in vista del prossimo Carnevale estivo turritano, evento che ha scelto proprio il Satiro come logo ufficiale.

Il volto che sfidò il dio La scultura originale porta su di sé la storia idraulica e mitologica della città. Riportata alla luce tra il 2002 e il 2003 durante gli scavi delle Terme Maetzke, la maschera raffigura un volto dai tratti marcati, con una folta barba e la bocca spalancata. Un dettaglio strutturale che rivela la sua funzione originaria: la scultura era quasi certamente la bocca di una fontana termale da cui sgorgava l'acqua.

Secondo l'interpretazione di alcuni archeologi, quel volto di marmo apparterrebbe a Marsia, il sileno della mitologia greca che ebbe l'ardire di sfidare il dio Apollo in una gara musicale, finendo scorticato vivo per la sua presunzione. Oggi, duemila anni dopo, il suo volto si sdoppia nel cyberspazio.

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