Cittadini al gelo, contadini al sicuro. Il freddo è l'unica cura contro la mosca (e gratis)

Mentre nelle città si battono i denti, si alzano i termostati e si impreca contro il termometro che scende sotto zero, nelle campagne c'è qualcuno che tira un sospiro di sollievo. Il Generale Inverno, quando si decide a fare il suo mestiere nei tempi giusti, non è un nemico. È una benedizione.

A spiegarlo, con quel pragmatismo che la terra impone a chi la lavora, è Fedagripesca Toscana, la federazione delle cooperative agricole. Il loro messaggio è controcorrente rispetto al lamento collettivo: «In questi giorni di temperature rigide e di gelo diffuso, come agricoltori non guardiamo al gelo con timore». Anzi. «Quando arriva nel momento giusto dell’anno, senza eccessi e senza gelate tardive, il freddo rappresenta un elemento positivo per l’agricoltura e può diventare una vera e propria risorsa per le nostre produzioni».

Il motivo è semplice e crudele, come le leggi della natura: il gelo è il più potente insetticida naturale. E in Toscana, come in Sardegna, il nemico pubblico numero uno ha un nome preciso: la mosca dell'olivo. «Uno delle conseguenze positive più rilevanti del freddo riguarda il contenimento naturale dei parassiti, in particolare della mosca dell’olio, che negli ultimi anni ha inciso in modo significativo sia sulla quantità sia sulla qualità delle produzioni».

Chi ha memoria corta ha già dimenticato l'ultima annata, segnata da un «calo produttivo accompagnato da problemi sulla qualità dell’olio, anche a causa dell’elevata presenza del parassita». Se non gela, la mosca sopravvive, si riproduce e devasta il raccolto successivo. Se gela, la mosca muore. «Le basse temperature invernali aiutano a ridurre la diffusione della mosca dell’olio e di altri organismi dannosi», confermano i cooperatori, sottolineando come questa azione di controllo naturale sia un supporto fondamentale per le aziende.

Certo, bisogna intendersi sui tempi. Il freddo è amico adesso, a gennaio, quando le piante sono in riposo vegetativo ("dormono", per dirla semplice). «Un inverno che fa il suo corso naturale, con temperature basse, eventuali nevicate e ghiaccio persistente, non danneggia la vegetazione che non è ancora in fase di ripresa». Il terrore vero, quello che toglie il sonno agli agricoltori, è un altro: il caldo fuori stagione seguito dal gelo improvviso in primavera. «Ci auguriamo quindi che il freddo continui nei tempi corretti, senza colpi di coda primaverili e senza gelate tardive che potrebbero invece arrecare danni alla vegetazione in ripresa».

La verità è che il cambiamento climatico ci ha disabituati alla normalità. E in uno scenario normale, concludono da Fedagripesca, «il gelo non fa paura all’agricoltura, ma diventa un alleato prezioso». Mettiamoci il cuore in pace e copriamoci bene: meglio il cappotto pesante oggi che l'olio scadente domani.

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