Quando la lancetta del serbatoio scende e ci si ferma alla pompa, la reazione dell'automobilista italiano è un riflesso condizionato: si guarda il prezzo, si impreca e si dà la colpa a qualche crisi internazionale lontana. Che sia il Venezuela, l'Iran o le tensioni negli USA, il copione è sempre lo stesso. Ma c'è chi, numeri alla mano, invita a guardare meno al mappamondo e più a casa nostra.
A smontare la narrazione della sola "colpa estera" è Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, che in una dichiarazione all'agenzia LaPresse analizza le vere zavorre che gravano sul prezzo finale dei carburanti. Il problema, secondo i petrolieri, non è solo quanto costa estrarre il greggio, ma quanto costa portarlo nel serbatoio degli italiani attraverso una rete distributiva ipertrofica e inefficiente.
Marsiglia va dritto al punto: «Se si vuole diminuire il costo della benzina e del gasolio in Italia, iniziamo a strutturare bene ed eliminare innumerevoli costi inutili sulla Rete Carburanti».
Il dito è puntato contro l'anomalia tutta italiana del numero di stazioni di servizio. Siamo un Paese costellato di pompe di benzina, molte delle quali erogano volumi minimi ma generano costi fissi enormi.
«In Italia abbiamo circa 23.000 punti vendita che hanno dei costi elevatissimi per le compagnie petrolifere e questo fa soffrire i Gestori», spiega il presidente.
Il ragionamento economico è ineccepibile: mantenere in vita una rete così vasta e frammentata ha un prezzo, e quel prezzo finisce inevitabilmente per scaricarsi sul litro di verde o di diesel pagato dal cittadino. La ricetta di Federpetroli è impopolare ma, a loro dire, necessaria: «Bisogna ottimizzare e dare efficienza, solo in questo modo si potrà dare un contributo che potrà incidente positivamente sul costo finale della benzina e del gasolio per i consumatori».
Marsiglia non nega il peso delle variabili internazionali, ma invita a non usarle come unico alibi. «Costo del greggio, Venezuela, Iran, USA e geopolitica è solo parte del sistema prezzi», precisa. Continuare a raccontare che i rincari dipendono solo dai venti di guerra o dalle decisioni dell'OPEC significa, secondo Federpetroli, prendere in giro chi paga. E su questo Marsiglia chiude con una nota amara: «I consumatori sono stanchi di informazioni distorte».
La verità, dunque, è che prima di guardare a Teheran o a Washington, forse dovremmo iniziare a guardare a come è strutturata la nostra rete distributiva. Perché l'inefficienza, alla cassa, costa quanto una crisi diplomatica.