Il profumo d'autunno si mescola alla delusione dei quasi sedicimila dell' "Unipol Domus", che alla fine dei novanta minuti salutano i propri beniamini con una pioggia di fischi. Il Cagliari di Fabio Pisacane si arena per la seconda volta consecutiva dopo il ko di Monza, sbattendo contro un Bologna cinico, solido e tremendamente pragmatico. La squadra di Raffaele Palladino espugna lo stadio cagliaritano per 2-0, trovando tre punti pesanti come macigni che ridanno ossigeno a una classifica fin qui complicata e mettono in mostra una maturità tattica finora smarrita. Il match si apre sotto il segno dell'equilibrio e della prudenza.
Nei primi quarantacinque minuti lo spettacolo stenta a decollare. Il canovaccio tattico disegnato dai due tecnici prevede grande attenzione a non concedere spazi. Da una parte il Cagliari si affida al dinamismo di Adopo e alla verve di un generoso Paul Mendy, che prova a pungere con una spettacolare girata acrobatica al 26’ finita a lato, e con un colpo di testa controllato senza affanni da Skorupski. Dall'altra, i felsinei faticano a trovare il compasso giusto, imbrigliati da una retroguardia sarda molto attenta.
Il primo tempo scivola via tra errori in fase di impostazione, ritmi blandi e una sola vera scossa: al 31’ Jens Odgaard si inventa una conclusione velenosa da posizione defilata, costringendo Elia Caprile a rifugiarsi in angolo con un intervento provvidenziale. Poco prima, un brivido freddo attraversa la schiena dei tifosi di casa quando Caprile sbaglia un rinvio regalando palla a Darmian, ma l'azione sfuma per un fuorigioco. Si va all'intervallo sullo 0-0: un pareggio a reti bianche che rispecchia fedelmente l'esasperato tattismo della prima frazione. La partita cambia volto nei primi minuti del secondo tempo, anche a causa di problemi fisici che costringono Pisacane a ridisegnare l'assetto.
Fuori Zé Pedro e soprattutto Harry Winks (bloccato da un fastidio alla schiena), dentro Sugawara e Gagliardini. Il Bologna fiuta il momento di sbandamento dei padroni di casa e alza notevolmente il baricentro, schiacciando i sardi nella propria metà campo e collezionando calci d'angolo a ripetizione. La pressione offensiva dei felsinei produce il massimo dividendo al 57'. Sugli sviluppi del quinto corner della ripresa, Juan Miranda pennella un cioccolatino nel cuore dell'area di rigore: Nicolò Casale stacca con un tempo d'inserimento perfetto, anticipa tutti e di testa schiaccia imparabilmente nell'angolino. La difesa del Cagliari e lo stesso Caprile rimangono immobili: è l'1-0, prima rete in maglia rossoblù per il difensore ex Lazio, pesantissima per gli equilibri dell'incontro. Incassato lo svantaggio, il Cagliari prova a scuotersi, alzando il baricentro e inserendo forze fresche come Kevin Carlos e Alieu Fadera.
La manovra dei sardi, tuttavia, appare confusa e priva della necessaria lucidità per scalfire il solido muro eretto da Theate e compagni. Il Bologna controlla senza patemi d'animo, chiude ogni linea di passaggio e, quando ne ha l'occasione, punisce cinicamente in ripartenza. La pietra tombale sulla partita arriva all'80'. Federico Bernardeschi, tra i più attivi dei suoi, inventa una giocata fulminante saltando secco Deiola al limite dell'area e scagliando un sinistro potente. Il pallone colpisce in pieno il braccio largo di Juan Rodríguez: per l'arbitro Bonacina non ci sono dubbi, è calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta lo stesso numero 10 emiliano, che esegue la perfetta sentenza: spiazza Caprile incrociando con freddezza e firma il definitivo 2-0. Negli ultimi minuti e nei tre di recupero concessi dal direttore di gara non succede più nulla di rilevante, se non un tentativo velleitario da fuori di Libra bloccato da Caprile. Triplice fischio all'Unipol Domus: il Bologna festeggia tre punti d'oro che rilanciano le ambizioni della gestione Palladino, mentre per il Cagliari è tempo di riflessione. La squadra di Pisacane frena bruscamente a quota 13 punti, tradita dalla stanchezza e da una seconda parte di gara in cui è mancata la reazione d'orgoglio.