Soffiano venti grami sull'export sardo: la geopolitica zavorra le vendite, Meloni serra i ranghi

Soffiano venti grami sulle rotte dei mercanti sardi. Il marasma geopolitico e i cupi rimbombi dei conflitti internazionali si abbattono con fiera durezza sulle esportazioni isolane, zavorrando i bastimenti diretti verso il Medio Oriente, le lande teutoniche e le Americhe. Il pallottoliere dell'Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, compulsando i sacri testi dell'Istat sul crinale tra la fine del 2025 e il prologo di questo 2026, certifica una batosta che non ammette alibi e impone urgenti contromisure.

Nel quadrante mediorientale, le esportazioni manifatturiere s'inabissano del 35,5%, incassando un passivo ben più arcigno rispetto al pur dolente -18,1% su scala italica. Non v'è requie nemmeno in terra di Germania, ove la frenata generale segna un -11,5%, ma assume i contorni della disfatta per le piccole e medie imprese nostrane, affossate da un -64,6% che vale la maglia nera dell'intera Penisola. Cifre da patema anche oltreoceano: verso gli Stati Uniti il tonfo complessivo è del -47,9%, con le pmi costrette a cedere quasi il 30% del terreno.

A provare a serrare i ranghi di un comparto in palese affanno è il nocchiero di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni: «Questi numeri ci ricordano quanto le nostre imprese siano inserite in filiere e mercati internazionali e quanto gli eventi mondiali possano avere ricadute anche molto lontane dai teatri di guerra – afferma il presidente – le piccole imprese non possono essere lasciate sole di fronte alla combinazione di calo della domanda, costi energetici e maggiore incertezza».

Una lettura, quella di Meloni, che non derubrica il tonfo a semplice incidente di percorso: «I dati ci dicono che per la Sardegna non siamo di fronte a una semplice frenata congiunturale: la geopolitica sta entrando direttamente nelle nostre filiere produttive – sottolinea Meloni – le percentuali negative registrate confermano una situazione di forte pressione, i cui effetti potrebbero protrarsi per anni».

A scorrere le distinte delle varie milizie produttive, emerge come a patire i danni maggiori su scala nazionale siano la metallurgia (-45%), i macchinari (-32,9%) e il sistema pelle (-21%). Un salasso che si fa ancor più aspro nei feudi del Golfo, dagli Emirati (che da soli cedono quasi il 40%) all'Arabia Saudita, salvando in controtendenza soltanto i tenaci artigiani dei prodotti in metallo (+2,3%).

Serve dunque fare quadrato e riorganizzare la manovra offensiva sui mercati. «Il nostro tessuto imprenditoriale ha dimostrato più volte di saper reagire alle difficoltà, ma ora servono condizioni che consentano soprattutto alle micro e piccole imprese di non arretrare sui mercati esteri – continua il Presidente di Confartigianato Sardegna – diversificare non significa rinunciare ai mercati mediorientali, ma rafforzare la capacità di presidiare più destinazioni, riducendo la vulnerabilità alle crisi geopolitiche e creando nuove opportunità per il Made in Sardegna».

Il fischio finale della sua analisi suona come un monito per la politica e le istituzioni: «La guerra sta determinando maggiore incertezza negli scambi, aumento dei costi di trasporto e assicurazione e difficoltà nella programmazione delle consegne, con il rischio che gli effetti della frenata dell’export si trasferiscano alla produzione e agli investimenti – conclude il Presidente – la diversa reazione dei comparti dimostra quanto siano importanti specializzazione, diversificazione e capacità di adattamento. È quindi fondamentale rafforzare gli strumenti di accompagnamento all’internazionalizzazione e sostenere la ricerca di nuovi mercati».

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