Il calo demografico avrà un impatto sul mercato del lavoro sardo che nessuna politica occupazionale, per quanto efficace, sarà in grado di assorbire completamente. Lo scenario delineato dal Centro Studi della Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato) stima per l'Isola una perdita di occupati potenziali entro il 2054 compresa tra le 152.600 unità, nell'ipotesi più ottimistica di piena occupazione, e le 219.100 unità nello scenario "demografico puro".
La proiezione individua nella Sardegna la regione italiana più esposta alla contrazione della forza lavoro. La popolazione tra i 20 e i 64 anni, il parametro utilizzato dall'Unione Europea per misurare l'occupazione, subirà una flessione del 40,3%. Un crollo che si tradurrà in circa 366 mila residenti in età lavorativa in meno rispetto ai dati odierni. Applicando i parametri attuali, gli occupati potenziali passerebbero da 558 mila a 339 mila (-39,3%). Il target occupazionale europeo del 73% risulta irraggiungibile nel breve periodo: proiettando i dati al 2030, la Sardegna si fermerebbe al 61,1%.
Il decremento colpirà tutte le fasce d'età, con una flessione del 54% per i 20-24enni, del 41,1% per i 25-34enni e del 43,4% per i 50-64enni. A questi numeri si sommano le attuali criticità strutturali: l'Isola registra la più alta incidenza di contratti part-time in Italia (24%), un giovane su cinque tra i 15 e i 34 anni rientra nella categoria dei Neet (non studia e non lavora) e quasi un disoccupato su due lo è da oltre un anno.
Luigi Tomasi, presidente di Cna Sardegna, commenta le proiezioni dello studio: «I numeri di questo studio parlano chiaro: la Sardegna non può permettersi di aspettare. La contrazione demografica è già scritta nei prossimi trent'anni e nessuna misura di politica attiva, da sola, potrà compensarla del tutto. Ma questo non significa che siamo di fronte a un destino ineluttabile: significa che dobbiamo agire su più fronti contemporaneamente, dalla partecipazione femminile alla permanenza dei lavoratori maturi, dal contrasto alla dispersione scolastica all'attrazione di competenze dall'esterno, fino agli investimenti in produttività e digitalizzazione. È una sfida epocale per la classe dirigente sarda, e le imprese artigiane e le PMI che rappresentiamo devono essere protagoniste di questa transizione.».
Il segretario regionale Francesco Porcu indica la rotta sulle politiche da adottare: «Questo studio ci dice che la vera partita si gioca sulla capacità di trattenere i giovani, far rientrare le competenze e attrarre nuova popolazione attiva, anche attraverso l'immigrazione qualificata. Serve una regia unica tra Regione, Comuni e parti sociali su servizi per l'infanzia, sanità territoriale, casa e trasporti nei comuni interni, perché senza queste condizioni nessun incentivo all'occupazione potrà davvero funzionare. Allo stesso tempo, dobbiamo investire su produttività e digitalizzazione delle micro e piccole imprese, perché con meno occupati il valore aggiunto per lavoratore dovrà necessariamente crescere.».
La Cna sollecita un piano di interventi coordinato su due livelli: sul fronte nazionale chiede il rafforzamento delle politiche attive e degli incentivi all'occupazione, unito al rilancio dell'istruzione tecnico-professionale; su scala regionale richiede una programmazione integrata su immigrazione qualificata, produttività e servizi essenziali nei comuni interni per favorire l'insediamento di nuovi lavoratori.