L'assessore Enrico Daga traccia un bilancio esclusivo dopo la gara internazionale.
Le transenne vengono smontate, il traffico riprende il suo corso regolare e il rumore della competizione lascia il posto alle analisi. A bocce ferme, l'assessore comunale alle Finanze e al Demanio, Enrico Daga, consegna in esclusiva alla nostra redazione un bilancio dell'Ironman 70.3 appena andato in archivio che ribalta la prospettiva abituale. I numeri degli incassi e delle presenze alberghiere passano infatti in secondo piano rispetto all'impatto mentale della manifestazione sulla Riviera del Corallo. D'altronde, il verbo ricordare deriva dal latino re-cordari, ovvero riportare al cuore, la sede in cui gli antichi collocavano la memoria. Ed è esattamente su questo aspetto intimo che si concentra l'esponente della giunta cittadina: «L'Ironman ci lascia una riflessione che va oltre lo sport, il turismo e perfino l'indotto economico. Un atleta Ironman non sceglie semplicemente una gara. Sceglie dove collocare uno dei ricordi più importanti della propria vita sportiva».
Per preparare una massacrante competizione di triathlon servono mesi, talvolta anni di sacrifici quotidiani. Al momento di decidere in quale angolo del pianeta mettere a frutto questo sforzo agonistico, migliaia di sportivi provenienti da oltre novanta nazioni diverse hanno sbarrato la casella con il nome di Alghero. «Questo significa che per un fine settimana la nostra città non è stata soltanto una destinazione turistica – prosegue Daga nella sua analisi documentale – È stata il luogo in cui migliaia di persone hanno deciso di vivere un'esperienza che ricorderanno per sempre. Per questo ritengo che l'effetto più importante dell'Ironman non sia economico, pur essendo straordinario. È culturale, e psicologico». Il termine psicologia unisce infatti le parole greche psyche, anima, e logos, discorso: un impatto che va a toccare l'autopercezione profonda dell'intera comunità ospitante.
Questo scatto mentale, tuttavia, non sarebbe mai avvenuto senza una macchina logistica impeccabile, capace di reggere l'urto di migliaia di atleti e accompagnatori senza mandare in tilt i servizi urbani. È proprio su questa ritrovata solidità amministrativa e strutturale che poggia la conclusione dell'assessore, che inquadra questa prima edizione come un punto di partenza politico e sociale per l'intero bacino nord-occidentale: «Per qualche giorno Alghero ha visto sé stessa con gli occhi del mondo e ha scoperto di poter stare, senza complessi di inferiorità, accanto alle grandi destinazioni internazionali dello sport e della qualità della vita. L'anno zero ci lascia una certezza: l'Ironman non ha semplicemente portato il mondo ad Alghero. Ha mostrato agli algheresi quanto in grande possono permettersi di pensare». E forse è questa l'eredità più preziosa che l'evento ha lasciato sull'asfalto prima che si spegnessero i riflettori. Aver dimostrato a una città intera che alzare l'asticella delle proprie ambizioni, smettendo di sentirsi periferia per pensarsi finalmente centro, non è un'illusione da sognatori, ma un traguardo faticoso e assolutamente alla nostra portata.