Alghero, il paradosso della mobilità elettrica: colonnine guaste, ragnatele e spazio pubblico sottratto

Il dossier del Comitato Suolo Pubblico Bene Comune svela il cortocircuito della "Smart City": decine di stazioni di ricarica abbandonate o vandalizzate. Mentre l'Europa supera i target ecologici, nell'Isola gli automobilisti elettrici e i turisti si scontrano con infrastrutture inutilizzabili e posteggi occupati abusivamente dai veicoli tradizionali.

ALGHERO – L'ambizione di trasformarsi in una "Smart City", una città intelligente capace di sfruttare la tecnologia per abbattere l'impatto ambientale dei trasporti, rischia di infrangersi contro l'abbandono manutentivo delle sue stesse infrastrutture. È una fotografia impietosa quella scattata dal Comitato Suolo Pubblico Bene Comune, che ha depositato sulle scrivanie dei vertici dell'amministrazione comunale un voluminoso dossier dedicato al collasso della rete di ricarica per i veicoli elettrici.

Il documento è stato indirizzato formalmente al sindaco Raimondo Cacciotto, agli assessori competenti in materia di urbanistica, ambiente, turismo e programmazione (Rispettivamente Corbia, Selva, Piras e Daga), al presidente della Commissione Ambiente Christian Mulas e al comandante della Polizia Locale Salvatore Masala. Il titolo del report riassume l'essenza della denuncia: una città che punta sulla sostenibilità non può tollerare decine di colonnine fuori uso che si traducono, nei fatti, in una mera e inutile occupazione di spazio pubblico.

Il divario con l'Europa e la "finta" rete locale L'analisi del Comitato parte da un inquadramento macroeconomico. A livello continentale, la transizione ecologica viaggia a ritmi serrati: alla fine del 2025 l'Unione Europea contava 1,1 milioni di punti di ricarica, un dato quintuplicato rispetto al 2020. Tutti gli Stati membri, con la sola eccezione di Malta, hanno non solo raggiunto, ma ampiamente superato (del 180%) gli stringenti parametri imposti dall'AFIR (l'Alternative Fuels Infrastructure Regulation, il regolamento comunitario che impone l'installazione di un numero minimo di stazioni di ricarica in proporzione ai veicoli elettrici circolanti).

Calando questi numeri nel contesto algherese, emerge un paradosso strutturale. Sulla carta, la Riviera del Corallo dispone di una cinquantina di punti di ricarica disseminati tra il centro e le periferie, differenziati per tecnologia: dalle stazioni "fast" (a ricarica ultraveloce in corrente continua) a quelle standard o lente. La realtà empirica, tuttavia, restituisce uno scenario di profondo degrado, caratterizzato da impianti vandalizzati, privi di manutenzione e cronicamente disalimentati.

La mappa dei guasti: dalle ragnatele in centro alla zona industriale Il dossier traccia una mappa dettagliata dei disservizi, smentendo la narrazione di una rete capillare ed efficiente. Il caso più emblematico si registra nel parcheggio di Sant'Anna, a pochi passi dal palazzo degli uffici comunali: qui si contano otto punti di ricarica, di cui nessuno risulta funzionante. A testimoniare il prolungato stato di abbandono vi è la presenza di ragnatele formatesi direttamente sulle prese di corrente, un dettaglio che certifica mesi di inutilizzo.

La paralisi si estende in modo omogeneo nel tessuto urbano. In via Einaudi le cinque colonnine presenti sono tutte inattive. Identico scenario nel parcheggio del supermercato di via degli Astronauti, con due stazioni fuori uso, e in via De Gasperi, dove quattro postazioni giacciono spente. Neppure la zona artigianale di Ungias-Galantè fa eccezione, con entrambi i punti di ricarica disattivati. Leggermente diversa, ma altrettanto critica, la situazione presso la stazione di servizio di via Vittorio Emanuele: i due erogatori "fast", essenziali per i rifornimenti rapidi, sono guasti, lasciando operativa soltanto una presa in CA (Corrente Alternata), capace di erogare un massimo di 21 Kilowatt l'ora, una potenza che richiede tempi di sosta dilatati per completare un "pieno" di energia.

Danno d'immagine e soste abusive Le conseguenze di questo collasso infrastrutturale si riversano direttamente sull'economia turistica e sulla reputazione della città. I conducenti di veicoli a zero emissioni, definiti in gergo "elettronauti", si trovano costretti a una caccia estenuante alle poche colonnine superstiti. Questa carenza si traduce in recensioni negative sui blog e sui portali specializzati europei, dove Alghero viene etichettata come una destinazione ostile alla mobilità green.

A peggiorare il quadro interviene il fattore umano, ovvero l'occupazione abusiva degli stalli riservati alla ricarica da parte delle auto termiche (i tradizionali veicoli alimentati a benzina o diesel). Un malcostume che, come evidenziato dal Comitato, prolifera proprio a causa del mancato funzionamento delle colonnine, che spinge gli automobilisti a percepire quegli spazi come normali posteggi liberi. Da qui la richiesta di un intervento mirato e sanzionatorio da parte della Polizia Locale.

L'appello all'amministrazione e la proposta per Piazzale della Pace I portavoce del Comitato Suolo Pubblico Bene Comune esigono un netto cambio di passo istituzionale. L'installazione fisica degli apparati, sottolineano, è inutile se non viene accompagnata da contratti vincolanti di assistenza. La richiesta formale rivolta al Comune è quella di fare pressing sulle aziende private proprietarie delle colonnine, affinché eseguano immediatamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari per il ripristino dell'erogazione.

Il dossier si chiude infine con una proposta logistica precisa. Il Comitato ritiene ingiustificabile che il Piazzale della Pace, la più vasta area di sosta pubblica dell'intera città, sia ad oggi totalmente sprovvista di infrastrutture per la mobilità elettrica. Colmare questa lacuna, integrando la ricarica nel principale hub di sosta cittadino, viene indicata come la prima azione concreta e urgente per restituire sostanza alla vocazione sostenibile di Alghero.

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