Il capogruppo regionale di "Uniti" commenta le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia. Nel mirino le promesse mancate sul penitenziario di Alghero e le recenti inchieste giudiziarie nella Capitale.
di Pasqualino Trubia
L'onda lunga delle dimissioni al Ministero della Giustizia sbatte sulle coste sarde e riapre il dossier incandescente delle carceri isolane. L'uscita di scena del sottosegretario Andrea Delmastro viene accolta senza sconti dal centrosinistra regionale. A sferrare l'attacco politico è Valdo Di Nolfo, consigliere regionale di Alghero e capogruppo di "Uniti".
Il rappresentante della massima assemblea sarda definisce l'ex esponente del Governo Meloni il "deus ex machina delle nefaste politiche carcerarie ai danni della Sardegna", inquadrando il passo indietro come un atto tardivo ma necessario.
L'inadeguatezza e lo scivolone di Alghero
Di Nolfo non usa giri di parole per commentare il terremoto politico romano:
«Le dimissioni del sottosegretario Del Mastro arrivano finalmente, dopo giorni in cui i fatti avevano già reso evidente l’inadeguatezza del suo ruolo. Sono una buona notizia per le istituzioni e per la credibilità dello Stato, che non può essere messa in discussione da comportamenti e contraddizioni così gravi».
Il cuore della critica, tuttavia, è prettamente territoriale. Il consigliere algherese rinfaccia all'ex sottosegretario la gestione dei flussi penitenziari, accusandolo di aver ingannato la città durante la sua ultima visita istituzionale.
«Chi mente sapendo di mentire, come accaduto in occasione della sua visita al carcere di Alghero, quando alle dichiarazioni di un progressivo sfollamento della casa di reclusione sono seguiti nuovi trasferimenti in massa di detenuti dalle carceri lombarde, e finisce al centro di vicende che coinvolgerebbero la criminalità organizzata non può restare al suo posto». Cosa significa "sfollamento" e qual è il problema dei trasferimenti di cui parla Di Nolfo? Lo sfollamento è l'operazione con cui lo Stato trasferisce i detenuti da un carcere sovraffollato verso altri istituti per garantire condizioni di vita dignitose. Da anni, la politica sarda accusa il Ministero di usare l'isola come valvola di sfogo: si promette di svuotare le vecchie carceri locali (come il "Giuseppe Tomasiello" di Alghero), ma nei fatti le si riempie in blocco con detenuti provenienti dal Nord Italia per alleggerire le strutture lombarde o piemontesi, aggravando il lavoro degli agenti penitenziari sardi, già cronicamente sotto organico.
La questione morale e l'ombra dei clan
Il j'accuse del consigliere si sposta poi sull'ombra della criminalità organizzata che ha lambito l'ormai ex sottosegretario (finito nella bufera per le quote di un ristorante condivise con la figlia di un prestanome del clan camorristico Senese). Forte dell'iniziativa del suo gruppo consiliare, che ha recentemente proposto in Regione l'istituzione di una commissione d'inchiesta e vigilanza sulle infiltrazioni mafiose, Di Nolfo sentenzia:
«Chi viene tacciato di un collegamento anche lontano con la mafia dovrebbe dimettersi senza esitazioni prima ancora che gli venga chiesto a gran voce, per rispetto dell’istituzione che rappresenta». L'ultimo passaggio è un avvertimento per chi prenderà il posto di Delmastro a via Arenula: «Ora però serve un cambio di rotta sulle politiche della giustizia e sulla gestione del sistema carcerario: la Sardegna e i sardi meritano risposte e soluzioni a una situazione delicata».