Guerra in Medio Oriente, sardi bloccati tra Dubai e Sri Lanka. Lai: "Governo assente"

Il deputato Pd porta in Parlamento il caso delle famiglie e dei musicisti del Conservatorio di Cagliari senza voli di ritorno. "Lasciati in balia delle compagnie aeree. La Farnesina attivi subito i rimpatri straordinari".

di Pasqualino Trubia

Roma – I cieli del Medio Oriente bruciano e le rotte commerciali si spezzano. L'onda d'urto del conflitto blocca a terra i passeggeri negli scali intercontinentali. Tra loro ci sono famiglie sarde e studenti isolani, bloccati negli aeroporti in attesa di un volo che non c'è. Il deputato del Partito Democratico Silvio Lai trasforma l'emergenza in un'interrogazione parlamentare urgente indirizzata al Ministero degli Esteri.

L'accusa al Governo Il dito è puntato contro la gestione dell'emergenza. L'esponente dem accusa l'esecutivo di aver delegato un problema di sicurezza nazionale alle regole del libero mercato. «L’azione del Governo per garantire il rientro dei cittadini italiani bloccati all’estero appare ancora insufficiente e troppo spesso affidata alle decisioni delle compagnie aeree commerciali. In una situazione di guerra e di forte instabilità internazionale questo non è accettabile».

I turisti a Dubai e i musicisti in Asia I disagi colpiscono direttamente l'Isola, intrappolando chi viaggiava per turismo e chi per studio. Il parlamentare porta a Roma due dossier specifici. «Continuano ad arrivare segnalazioni di cittadini italiani che non riescono a rientrare – spiega Lai – tra questi anche famiglie sarde con figli minori bloccate a Dubai, che hanno visto rinviare più volte i propri voli senza avere alcuna certezza sui tempi effettivi di rientro. Persone che avevano programmato soggiorni di pochi giorni e che si trovano ora costrette a restare all’estero per periodi molto più lunghi, con costi e difficoltà organizzative crescenti».

Il secondo caso riguarda il mondo accademico: «Un’altra situazione che ho segnalato al Governo riguarda studenti e docenti del Conservatorio di Cagliari, attualmente in Sri Lanka per un seminario internazionale, che si trovano anch’essi in difficoltà nel rientro in Italia a causa della situazione dei collegamenti aerei e dell’instabilità che interessa l’area».

Il rimpallo delle responsabilità Il corto circuito istituzionale denunciato da Lai si consuma nel flusso delle informazioni. I viaggiatori si scontrano con centralini muti e rinvii continui. «Le testimonianze che arrivano da chi è bloccato all’estero raccontano di informazioni frammentarie e di una gestione che rimanda spesso alle compagnie aeree per avere notizie sui voli disponibili. Ma non possono essere le compagnie commerciali a garantire la sicurezza e il rientro dei cittadini italiani in un contesto di guerra».

La soluzione: i voli di Stato La richiesta finale al Governo impone un cambio di passo diplomatico e logistico. L'obiettivo è mobilitare l'Unità di crisi della Farnesina (la struttura operativa del Ministero degli Esteri specializzata nel rintracciare e soccorrere gli italiani in situazioni di grave emergenza internazionale) per bypassare i voli civili ormai in tilt.

«Lo Stato – conclude Lai – deve assumere pienamente la responsabilità di questa situazione. Per questo ho chiesto al Governo se non ritenga necessario rafforzare immediatamente l’azione dell’Unità di crisi della Farnesina e attivare misure straordinarie di rimpatrio, per garantire il rientro rapido e sicuro dei cittadini italiani ancora bloccati all’estero».

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