La Giunta vara il "Fondo complementare" da 100 milioni all'anno.
L'assessore Spanedda: "I sindaci devono poter programmare, non rincorrere le emergenze". Il 40% dei fondi diviso in parti uguali per salvare i piccoli centri.
di Pasqualino Trubia
Cagliari – Trecento milioni di euro in tre anni per blindare i bilanci dei municipi sardi. La Regione apre i cordoni della borsa e fissa le regole per la spartizione. La Giunta guidata da Alessandra Todde ha approvato i criteri per distribuire il Fondo Complementare, un serbatoio finanziario appena istituito dalla nuova legge regionale.
I numeri del fondo
Il piatto è ricco e, soprattutto, garantito nel tempo. Si tratta di 100 milioni di euro all'anno blindati per il triennio 2026, 2027 e 2028. L'assessore agli Enti locali e alle Finanze, Francesco Spanedda, inquadra così la manovra:
«Si tratta di una scelta strutturale che rafforza in modo significativo la capacità finanziaria dei Comuni e garantisce stabilità nella programmazione dei servizi ai cittadini».
La matematica della spartizione
Come si dividono questi soldi tra i 377 Comuni dell'Isola, evitando la guerra tra grandi città e piccoli borghi? La Giunta, in accordo con la Conferenza Regione-Enti locali, ha scelto una formula matematica a due pesi.
Il 40% delle risorse sarà diviso in parti esattamente uguali tra tutti i municipi, a prescindere dal numero di abitanti. È una mossa pensata per tutelare i piccoli centri dello spopolamento, garantendo loro una base fissa di sopravvivenza. Il restante 60% dei fondi sarà invece distribuito su base demografica, ovvero in proporzione al numero di residenti.
Come spendere i soldi
Il denaro pubblico ha regole rigide. La Regione ha stabilito che questi fondi dovranno essere destinati prioritariamente alla spesa corrente. Nel vocabolario burocratico, significa pagare la macchina di tutti i giorni: i servizi essenziali per i cittadini, l'assistenza sociale (il welfare) e il funzionamento della macchina amministrativa. I sindaci avranno però una valvola di sfogo: potranno dirottare fino al 20% delle risorse sugli investimenti infrastrutturali, cioè per aprire cantieri e costruire opere pubbliche.
Spanedda riassume la logica del doppio binario:
«La Regione sceglie di sostenere in modo concreto i servizi essenziali, il welfare locale e la tenuta amministrativa degli enti. Allo stesso tempo garantiamo flessibilità e autonomia, permettendo ai Comuni di destinare una quota agli investimenti».
Pianificare il futuro
La vera novità politica, secondo l'esecutivo, è l'orizzonte temporale. I sindaci sapranno in anticipo su quanti soldi potranno contare da qui al 2028.
«I criteri avranno validità triennale – conclude Spanedda – perché siamo convinti che i Comuni debbano poter programmare, non rincorrere emergenze».