Nelle ultime ventiquattr’ore, la politica sarda si è accesa attorno a una storia che, almeno in apparenza, nasce lontano dai palazzi: una madre, una bambina che aspetta da quasi tre anni un intervento odontoiatrico, un post pubblicato nel gruppo Facebook “Segnala a Sassari” e oltre cento commenti indignati. Da lì, una telefonata – quella dell’assessora al Lavoro Desirè Manca – e un improvviso movimento di leve amministrative che fino al giorno prima parevano inchiodate.
È questo il punto su cui affonda il colpo il consigliere regionale di Forza Italia, Piero Maieli, che nel suo comunicato non contesta l’esito – la prospettiva finalmente concreta di un intervento per la piccola Federica – ma il metodo. Con il suo abituale tono diretto, Maieli commenta: «Apprendo con sincera soddisfazione che una bambina […] abbia finalmente ottenuto attenzione e la prospettiva concreta di una soluzione», ma soprattutto che il tutto sia avvenuto «non un percorso ordinario», bensì grazie a «l’intervento improvviso e risolutivo della persona “giusta”».
Il passaggio chiave è quello in cui il forzista battezza l’episodio: «CUP Manca», un servizio “speciale” dove ciò che dovrebbe essere garantito a tutti diventa, invece, una possibilità riservata a chi riesce a ottenere l’attenzione dell’assessora. E lo fa sottolineando una contraddizione politica: «Colpiscono non poco le criticità che in questi quasi due anni di governo regionale dovevano scomparire», scrive, evidenziando come una semplice telefonata possa muovere ciò che mesi di attese non hanno sbloccato.
La replica dell’assessora Manca, come prevedibile, non si è fatta attendere. Ed è una replica che non fa sconti. In un lungo intervento pubblicato su Facebook, Manca ribalta l’accusa, rivendica il proprio ruolo e liquida come “forma più bassa di ironia” il sarcasmo del collega. «Il collega si diletta nell’esercizio del sarcasmo, la forma più bassa di ironia su situazioni che non richiedono l’intervento di un comico dilettante», scrive l’esponente pentastellata, per poi precisare che la bambina ha ottenuto l'attenzione dovuta «non grazie ad un intervento dall’alto – che non c’è stato – ma perché ne aveva e ne ha diritto, esattamente come tutti gli altri cittadini».
Manca rivendica la propria condotta e ne fa una questione di responsabilità civica: «Dovere – non solo morale – di tutti coloro che occupano uno scranno nell’Assemblea regionale», afferma, e attacca frontalmente chi «con la terga comodamente poggiate e dal basso della loro inerzia, sanno solo criticare». Parole pesanti, dettate dal ruolo e da un evidente nervo scoperto: quello della sanità, nodo politico che attraversa tutte le maggioranze e tutte le legislature.
La controreplica di Maieli chiude, almeno per ora, il botta e risposta. Il forzista risponde col tono di chi non ha intenzione di retrocedere: «Essere definito un comico dilettante […] lo considero quasi un complimento», scrive. E rilancia ricordando che la stessa Manca, in passato, aveva pubblicamente riconosciuto il suo lavoro. Una stoccata che mira alla coerenza – o alla sua mancanza – e che prepara il terreno per un ulteriore affondo sul tema sanitario: «Cinque anni di denunce, ora due anni di governo: l’unica iniziativa concreta è l’apertura di uno sportello parallelo al CUP», afferma, criticando i video informativi dell’assessora: «Io non sono tiktoker né influencer: preferisco che i cittadini ascoltino il contenuto, non le pose, gli abiti o le luci di scena».
Il caso, in fondo, ruota tutto attorno a un concetto antico: la giustizia degli atti pubblici. Se un problema si risolve solo quando compare il politico di turno, allora la politica diventa supplenza permanente di un sistema che non funziona. È proprio questa l’ombra che Maieli vuole far emergere, mentre Manca difende il proprio intervento come normale esercizio del mandato.
In mezzo, rimane una bambina che aspetta un intervento. E attorno a lei, un gigantesco nervo scoperto: la sanità sarda, che anche stavolta mostra crepe e improvvisi sussulti. La politica, nei giorni che verranno, dovrà decidere se nascondere la polvere sotto il tappeto o se affrontare l’elefante al centro della stanza. E l’elefante, purtroppo, pesa più di una telefonata.