Il PPR compie vent’anni. I geologi: per difendere la costa bisogna guardare anche a monte

La costa non comincia sulla spiaggia. Comincia più su, nei versanti da cui scende l’acqua quando piove forte, nei terreni che la trattengono o la lasciano correre verso valle. È da qui che l’Ordine dei Geologi della Sardegna propone di ripartire mentre il Piano paesaggistico regionale compie vent’anni.

Il PPR, approvato nel 2006, ha fissato le regole per tutelare e governare il paesaggio sardo, concentrandosi dapprima sulla fascia costiera. Ora la Regione ne ha avviato l’aggiornamento e l’estensione alle aree interne. È il tema del convegno che si tiene oggi alla Cittadella universitaria di Monserrato, promosso dall’Ordine dei Geologi e dall’Università di Cagliari.

Nella relazione preparata per le conclusioni, l’Ordine mette sul tavolo un dato: secondo i geologi, soltanto 32 dei 102 Comuni tenuti ad adeguare il proprio piano urbanistico al PPR costiero hanno completato il percorso. Il piano urbanistico comunale, o PUC, è il documento con cui un Comune stabilisce come può essere usato e trasformato il suo territorio. Adeguarlo alle regole paesaggistiche richiede studi, personale e confronti con altri enti. Per l’Ordine, quei numeri mostrano la necessità di aiutare i Comuni a portare a termine il lavoro, soprattutto quelli più piccoli.

Le proposte riguardano anche ciò che si conosce del territorio. I geologi chiedono carte aggiornate e consultabili insieme, perché chi progetta possa vedere dove il terreno è esposto alle frane, dove l’acqua può creare problemi e come cambiano le coste. Chiedono che il PPR dialoghi meglio con il Piano di assetto idrogeologico, il PAI, che individua le aree a rischio di frana e alluvione. Per i Comuni con pochi tecnici propongono una squadra regionale di supporto.

C’è poi l’interno dell’Isola, rimasto fuori dal primo ambito del PPR. Non è una terra senza regole. L’Ordine chiede che la pianificazione paesaggistica arrivi anche lì, tenendo conto dei versanti, dei corsi d’acqua e delle attività di chi vi abita. Nello stesso documento propone criteri geologici per scegliere dove collocare gli impianti eolici e fotovoltaici, evitando, fra gli altri, i terreni a rischio frana.

Il convegno ripercorre la nascita del piano con Renato Soru e Gianvalerio Sanna e affronta il clima, l’esperienza urbanistica di Posada e la transizione energetica. Le conclusioni sono affidate al presidente dell’Ordine, Davide Boneddu, che presenterà le proposte dei geologi. Vent’anni fa la Sardegna si diede un argine per la costa. La revisione dovrà decidere come prendersi cura anche del territorio che sta alle sue spalle.

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