L'esponente politico Roberto Capelli invia un esposto ai carabinieri e agli ispettori sanitari per denunciare il collasso del San Francesco. Sotto accusa le carenze di organico e l'impossibilità di garantire cure dignitose.
Le barelle sistemate lungo i corridoi per mancanza di spazio e i parenti dei ricoverati costretti a portare i ventilatori domestici da casa per alleviare la morsa del caldo nelle stanze di degenza. Sono le condizioni in cui versa l'ospedale San Francesco di Nuoro, finite al centro di una denuncia formale presentata domenica 28 giugno dall'esponente politico Roberto Capelli. Il documento, inviato tramite posta elettronica certificata, ovvero lo strumento digitale che conferisce alla comunicazione un valore legale pari a quello di una raccomandata, è stato recapitato ai vertici dell'Asl, l'Azienda Sanitaria Locale che gestisce il presidio, all'Urp, lo sportello incaricato di gestire i rapporti con il pubblico, e ai comandi militari e sanitari del territorio.
L'esposto sollecita l'intervento immediato degli organi di controllo per ispezionare i reparti. Capelli ha richiesto l'invio dei carabinieri del Nas, il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità specializzato nei controlli sull'igiene e la regolarità delle strutture mediche, e degli ispettori dello Spresal, il dipartimento pubblico che ha il compito di vigilare sulla sicurezza e la prevenzione all'interno dei luoghi di lavoro. L'obiettivo della segnalazione è costringere le autorità a verificare se le attuali temperature interne e l'organizzazione degli spazi siano compatibili con la tutela della salute dei malati e con le norme a protezione del personale medico e infermieristico in servizio.
Il quadro tracciato all'interno della denuncia descrive una struttura sotto forte pressione, incapace di garantire il regolare assorbimento dei pazienti e segnata da una progressiva emorragia di camici bianchi. La gestione amministrativa dei vertici sanitari viene apertamente contestata dal promotore dell'iniziativa, che punta il dito contro l'incapacità di ascoltare chi vive quotidianamente le corsie ospedaliere, dai medici agli infermieri fino agli oss, gli operatori socio-sanitari che si occupano dell'assistenza di base ai degenti. La critica alle scelte organizzative è affidata a una dichiarazione testuale di Capelli: «Un letto di degenza in corridoio, con un paziente presente, non è una normale soluzione organizzativa. È il segno visibile di un ospedale sotto pressione, di reparti che non reggono più, di una dignità del ricovero compressa oltre il limite».
L'allarme sollevato riguarda anche le conseguenze a lungo termine sull'efficienza clinica del presidio barbaricino, minato dall'allontanamento volontario dei professionisti dai reparti per via dei carichi di lavoro. La denuncia inviata ai militari e ai dirigenti della sanità pubblica si chiude chiedendo conto degli interventi strutturali che i responsabili intendono adottare nell'immediato per abbattere le temperature nelle stanze e ripristinare il corretto flusso dei ricoveri, domandando di conoscere le tempistiche esatte per la risoluzione dell'emergenza microclimatica in corso.