In un documento inviato a tutte le redazioni isolane, l'autore attacca le logiche di convenienza che paralizzano la cosa pubblica e rivendica la scelta dell'isolamento rispetto all'accettazione dello status quo.
Nella serata di lunedì 20 aprile le caselle di posta elettronica delle principali redazioni giornalistiche sarde, dalla carta stampata alle emittenti televisive, hanno ricevuto un documento che ha i contorni di un manifesto politico e di un duro atto d'accusa. A firmare la lettera aperta è Manuel Pirino, il quale ha deciso di affidare alla stampa una requisitoria contro le dinamiche interne alla gestione della cosa pubblica, definendo senza mezzi termini la politica attuale come un meccanismo piegato alla mera convenienza personale e all'esercizio del potere fine a se stesso.
Nel testo, l'autore analizza quello che definisce uno scivolamento etico del sistema. La politica, si legge nel documento, si è trasformata in «un territorio di compromessi al ribasso, dove il valore delle idee viene svenduto in cambio di consenso immediato». Pirino descrive un apparato istituzionale in cui la spasmodica ricerca di incarichi, posizioni di vertice e privilegi ha progressivamente sostituito la volontà di rappresentare e tutelare i cittadini. Un ecosistema chiuso, secondo l'autore, che si autoalimenta costruendo il proprio bacino di voti proprio sulle fragilità e sulle necessità più urgenti della popolazione, creando una rigida dipendenza senza mai fornire soluzioni strutturali per arginare i fallimenti amministrativi e il progressivo crollo dei servizi essenziali.
A fronte di questo quadro, che viene indicato come uno status quo mantenuto in vita artificialmente dagli interessi e dal calcolo politico di chi occupa le istituzioni, Pirino rivendica la propria netta posizione di rottura. Dichiara di aver scelto da tempo una strada amministrativa priva di scorciatoie e tornaconti, accettando il peso di responsabilità che definisce scomode e isolate. Il cuore del messaggio risiede nella rivendicazione del rifiuto delle logiche di spartizione. «Arriva un momento in cui la differenza la fa una parola semplice, ma scomoda: NO», scrive testualmente Pirino, declinando poi il concetto nel preciso diniego ai compromessi che intaccano la dignità e a un sistema consolidato che esige il silenzio e l'obbedienza in cambio di visibilità o di uno spazio d'azione.
Il documento si chiude rimettendo l'accento sul costo personale e politico che comporta la scelta di non piegarsi alle dinamiche descritte. L'isolamento e la decisione di viaggiare controcorrente vengono inquadrati dall'autore non come una sconfitta tattica, ma come l'esatta misura della libertà individuale. L'appello finale, che suona come una chiamata alla mobilitazione, è racchiuso nelle ultime righe della missiva, con le quali Pirino pone il lettore di fronte a un bivio netto e definitivo: «Continuare a essere parte del problema o avere il coraggio di diventare, finalmente, parte della soluzione».