Siffredi porta 500 gigabyte di video in Procura: "Nessun abuso sul set, mi diffamano"

Il divo dell'hard respinge le accuse e denuncia 20 persone. Il fascicolo in mano al Pm di Milano Marina Petruzzella. A sostegno della sua versione i filmati grezzi e le testimonianze dei cameraman per dimostrare il consenso delle attrici.

di Simone Arbus

Rocco Siffredi passa al contrattacco. Accusato di abusi sui set delle sue pellicole a luci rosse, l'attore e produttore non ci sta e sposta la battaglia dal clamore del web alle aule di tribunale. La linea difensiva è tracciata: respingere ogni addebito e denunciare gli accusatori.

La mole digitale: 500 giga di prove Sulla scrivania della Procura di Milano è planato un fascicolo difensivo imponente. Oltre 200 pagine di memorie scritte, supportate da una memoria digitale contenente 500 gigabyte di video.

Per dare un'idea concreta al lettore, 500 gigabyte equivalgono a centinaia di ore di filmati. Non si tratta dei film montati e distribuiti al pubblico, ma dei cosiddetti "grezzi": le riprese integrali e continue di ciò che accade sul set prima, durante e dopo i ciak. L'obiettivo legale di Siffredi è usare queste telecamere accese per dimostrare visivamente il clima lavorativo e smontare l'impianto accusatorio.

La denuncia per diffamazione Il mastodontico dossier è ora al vaglio del Pubblico Ministero (Pm) Marina Petruzzella, il magistrato incaricato di condurre le indagini.

Siffredi non si limita a difendersi, ma ribalta il fronte. Ha formalizzato una denuncia contro venti persone per il reato di diffamazione (ovvero la lesione pubblica della reputazione altrui). Nel mirino dell'attore ci sono 15 donne e tre profili attualmente anonimi (che completano, con altri due soggetti, la lista dei venti denunciati). L'accusa mossa dal re dell'hard è chiara: stanno mentendo per distruggere la sua immagine.

I testimoni oculari Il perno della difesa di Siffredi si regge su un concetto basilare del diritto: il consenso. L'attore sostiene categoricamente che nessuna scena sia mai stata girata contro la volontà delle attrici coinvolte.

A blindare questa versione, oltre all'archivio video, la difesa ha depositato una lista di testimoni oculari. L'elenco include i professionisti del dietro le quinte: cameraman e tecnici che hanno lavorato fisicamente sui set incriminati. Saranno loro a dover confermare o smentire davanti ai magistrati la regolarità delle riprese e il comportamento del regista.

La palla passa ora alla magistratura milanese. Spetterà al Pm Petruzzella visionare le centinaia di ore di girato e ascoltare i testimoni, per stabilire con esattezza dove finisca il copione e dove inizi il codice penale.

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