"Free.Da": il progetto sardo contro la violenza di genere si racconta con i numeri e l'arte

Sassari e Macomer uniscono le forze: 150 donne prese in carico in tre anni. Aumentano le ore dei centri antiviolenza. A Palazzo Ducale la mostra "Storie Sottovoce" dell'artista Silvia Pazzola: sogni e diritti cuciti nella biancheria di un'epoca passata.

Sassari – La violenza di genere non si combatte solo nei tribunali o al pronto soccorso, ma costruendo una rete di protezione solida e costante attorno a chi trova il coraggio di chiedere aiuto. È questa l'essenza di "Free.Da-Liber? dalla violenza", l'unico progetto sardo selezionato e finanziato dalla Fondazione con il Sud (per un importo di 270.000 euro) per contrastare i soprusi contro le donne.

Il progetto, avviato nel marzo 2023 e prossimo alla scadenza dei 36 mesi, abbraccia due territori cruciali: la Provincia di Sassari e l'Unione dei Comuni del Marghine. Il cuore pulsante dell'operazione è costituito da due servizi antiviolenza fondamentali.

A Sassari opera il Progetto Aurora (gestito dalla cooperativa sociale Porta Aperta, capofila di Free.Da), che comprende un Centro Antiviolenza (CAV), una Casa di accoglienza per le donne e i loro figli minori e un Pronto Intervento Rosa. A Macomer opera il secondo CAV di riferimento per il Marghine-Planargia.

I numeri rendono l'idea del fenomeno: da marzo 2023 a febbraio 2026, i due centri hanno agganciato circa 190 donne, prendendone in carico 150. Nel gergo dell'assistenza sociale, "agganciare" significa instaurare un primo contatto (spesso telefonico o informativo) con una donna in difficoltà. La "presa in carico", invece, è la fase successiva e più complessa: la struttura attiva un percorso formale, medico, psicologico e legale per tirare fuori la vittima dalla spirale di violenza.

Grazie ai fondi del progetto, la rete di protezione è diventata molto più fitta. Per il Progetto Aurora di Sassari, le ore di apertura del Centro Antiviolenza sono quasi raddoppiate, passando da 23 a 45 ore settimanali (garantendo la copertura mattutina e pomeridiana dal lunedì al venerdì). È stata inoltre integrata la figura dell'assistente sociale ed è stata garantita la supervisione psicologica per le operatrici (fondamentale per evitare il burn-out, ovvero il crollo emotivo causato dal contatto quotidiano con traumi estremi).

L'intervento non si ferma alla protezione fisica. Free.Da ha finanziato tirocini di inserimento socio-lavorativo per 10 donne (8 a Sassari, 2 a Macomer) e corsi di inglese e informatica. L'indipendenza economica, infatti, è spesso l'unico strumento reale per impedire a una vittima di dover tornare a vivere sotto lo stesso tetto del proprio aguzzino. Grande attenzione è stata riservata anche ai minori vittime di violenza assistita (i bambini che assistono alle violenze in casa), con laboratori di arte-terapia per ricostruire il rapporto madre-figlio.

Il contrasto passa anche per la prevenzione culturale. Il progetto è entrato nelle scuole (dai nidi ai licei) per educare all'affettività e al rispetto. Proprio gli studenti del Liceo "Canopoleno" e del Liceo Artistico "Figari" di Sassari hanno ideato lo slogan della campagna: "Abbraccia l’ascolto, unit? nel confronto".

In parallelo, il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Sassari (tramite il centro A.R.G.IN.O.) sta conducendo una mappatura scientifica basata sui dati dei centri e sulle interviste agli operatori, per restituire la reale fotografia della violenza di genere in Sardegna.

Per sensibilizzare la cittadinanza, il progetto si affida anche al linguaggio visivo. Dal 9 al 14 marzo, la Sala Duce di Palazzo Ducale a Sassari ospita la mostra "Storie Sottovoce", organizzata da Porta Aperta in collaborazione con il Comune (ingresso libero e gratuito).

L'autrice è Silvia Pazzola, artista visiva e fotografa classe 1985. L'esposizione è un viaggio intimo che diventa memoria collettiva: l'artista ha recuperato gli antichi foglietti scritti da sua nonna (donne di un'epoca in cui i ruoli sociali erano gabbie rigide) e li ha letteralmente cuciti nella biancheria appartenuta all'anziana. Un modo potente per dar voce, attraverso i sogni trascritti e nascosti, alla storia di emancipazione e sofferenza delle donne sarde.

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