Telecamere a bordo, la rivolta dei pescatori. Scognamiglio: "Ci trattano come criminali, Bruxelles esagera"

Il ricorso italiano contro il regolamento UE entra nella fase decisiva. L'Unci appoggia il governo: "Violata la privacy dei lavoratori e favorita la concorrenza sleale dei Paesi terzi".

ROMA – Non bastavano le quote, il caro gasolio e i vincoli burocratici. Ora sui pescherecci italiani incombe l'occhio elettronico di Bruxelles. La questione del controllo digitale della pesca è arrivata a uno snodo cruciale, non più sui moli ma nelle aule di tribunale. L'Italia ha impugnato il regolamento comunitario che impone la sorveglianza remota sulle imbarcazioni, e l'Unci AgroAlimentare (Unione Nazionale Cooperative Italiane) scende in campo per ribadire che questa misura non è tutela, ma sorveglianza punitiva.

La posizione dell'Unci. Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, definisce la situazione senza mezzi termini. Non si tratta di rifiutare la legalità, ma di respingere un metodo che presume la colpevolezza di un'intera categoria. “Confermiamo la nostra ferma condanna e opposizione al provvedimento dell’Ue che impone l’installazione di un sistema di tracciamento e controllo elettronico su tutti i pescherecci, comprese le telecamere, che criminalizza lavoratori e imprese nello svolgimento della propria attività, già notevolmente vincolata da numerosi regolamenti e sempre più penalizzata”. L'associazione segue passo dopo passo l'iter giudiziario avviato da Roma: “A tale provvedimento, il governo italiano si è opposto, presentando un ricorso presso la Corte di giustizia Ue, che come organizzazione stiamo seguendo da vicino”.

Lo stato del ricorso. La battaglia legale è entrata nel vivo. Scognamiglio fa il punto tecnico sulla procedura avviata dal Ministro Francesco Lollobrigida. “Il ricorso – prosegue il dirigente dell’associazione cooperativistica - depositato l’11 marzo 2024 su impulso del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. è attualmente in fase di valutazione nel merito. La Corte ha acquisito le memorie difensive del Parlamento europeo e del Consiglio e si attende la pubblicazione delle conclusioni dell’Avvocato Generale o la fissazione dell’udienza orale”.

I tre motivi del "No". Perché l'Italia e i pescatori dicono no? Non è un capriccio, ma una questione di diritto. Il governo ha basato la sua opposizione su tre pilastri: privacy, proporzionalità ed equità. Scognamiglio spiega nel dettaglio le ragioni giuridiche ed economiche: “Il governo italiano ha fondato la propria azione su tre principi: tutela della privacy, proporzionalità e equità concorrenziale. L’installazione di sistemi di videosorveglianza continua infatti è ritenuta lesiva dei diritti fondamentali dei lavoratori imbarcati. Si contesta inoltre l’eccessiva invasività delle misure rispetto agli obiettivi di contrasto alla pesca illegale e si evidenzia il rischio di penalizzazione per la flotta italiana rispetto a operatori di Paesi terzi non soggetti agli stessi controlli”. Il punto sulla concorrenza è centrale: mentre le barche italiane dovrebbero operare sotto l'occhio delle telecamere, i pescherecci extra-UE che vendono lo stesso pesce nei nostri mercati continuerebbero a lavorare senza controlli.

Fronte comune. L'Unci si schiera al fianco del Ministero per difendere un settore che si sente sotto assedio. “L’Unci AgroAlimentare – conclude Scognamiglio – sostiene l’azione del ministro Lollobrigida, evidenziando l’inaccettabilità del Regolamento comunitario e l’impatto negativo che avrebbe sulla marineria italiana e sull’intero settore ittico, da tempo finiti ingiustamente nel mirino di Bruxelles, e continuerà la propria opera di informazione delle cooperative aderenti, di tutti gli operatori del comparto e in generale dell’opinione pubblica”.

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