Poste Italiane, tra numeri del Governo e realtà dei lavoratori: il divario tra Paese Legale e Paese Reale

Il Governo Meloni esibisce dati invidiabili: occupazione ai massimi, spread sotto quota 100, rating migliorato. Ma dietro i numeri scintillanti si nasconde una realtà meno celebrabile, quella del precariato che continua a segnare migliaia di famiglie italiane.

Martedì 30 settembre la Camera dei Deputati ha ospitato un incontro promosso dalla parlamentare Carmela Auriemma (M5S) che ha dato voce ai lavoratori precari di Poste Italiane, il più grande datore di lavoro del Paese con circa 119mila dipendenti. Sala stampa gremita, sindacati presenti – SLC CGIL, UIL Poste, COBAS Poste e SLG CUB Poste – e testimonianze dure come pietre.

Dal 2017 Poste ha attivato oltre 110mila contratti a termine, stabilizzandone appena 18mila. Un esercito di precari che smentisce la retorica dell’“occupazione in salute”. In pochi anni si contano più di 40mila infortuni sul lavoro, spesso gravi. E i sindacati parlano di un “furto salariale”: ore lavorate e mai pagate, sacrificate sull’altare delle performance.

Il momento più toccante è arrivato con la testimonianza di Giovanni Rossi, padre di Francesco, il giovane portalettere morto a Brusaporto (Bergamo) nel marzo 2022 mentre consegnava la posta. “Quella voce grida ancora giustizia”, hanno ricordato i promotori. “Non abbasseremo la voce. Lo dobbiamo a lui, lo dobbiamo a chi ogni giorno subisce condizioni inaccettabili”.

L’ex lavoratore precario Carmine Pascale, l’avvocato Rocco Bruno – che da anni segue la causa – e il giornalista di Report Luca Chianca hanno denunciato un sistema che premia gli azionisti e schiaccia i dipendenti. Intanto, la multinazionale tedesca Rheinmetall – che controlla RWM, citata come esempio parallelo – ha visto crescere il proprio valore in borsa del 300% tra il 2022 e il 2024, mentre l’occupazione è salita di appena il 15%. Un modello che fa discutere.

Dietro le celebrazioni ufficiali si staglia così l’Italia reale: quella dei portalettere sotto pressione, dei contratti a scadenza, dei turni massacranti. È la frattura tra Paese Legale e Paese Reale, tra l’Italia dei grafici macroeconomici e quella che, come ha detto Auriemma, “chiede soltanto dignità”.

I sindacati chiedono una legge che riduca il precariato e garantisca sicurezza. La politica, ammoniscono, deve colmare la distanza abissale tra la retorica dei dati e il peso della vita concreta. Perché la dignità del lavoro non può essere messa in subappalto.

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