La Dinamo ci ha messo due tempi per ricordarsi chi è. Poi, quando l’ha fatto, il parquet è diventato un concerto in crescendo. Dopo un primo tempo stonato, i ragazzi di coach Massimo Bulleri hanno ribaltato il Rasta Vechta e si sono presi la seconda vittoria consecutiva in FIBA Europe Cup. Centocinque punti, ventisei solo nell’ultimo quarto, e un Marshall indemoniato che ha deciso la partita come un chitarrista che entra sul palco all’assolo finale.
Il primo tempo, invece, era da archiviare in fretta. I tedeschi partono meglio, trovano triple da ogni angolo con Kuhse e Herkenhoff, mentre Sassari resta a inseguire, distratta e un po’ molle dietro. All’intervallo, il tabellone dice 39-53 e Bulleri chiama raccolta: “O si cambia faccia, o si cambia partita.”
Il messaggio arriva forte. Buie e Johnson aprono il terzo periodo con quattro triple consecutive, Thomas domina sotto canestro come un vecchio leone del paint e la Dinamo torna in scia. Il pubblico si accende, il Banco mette il fiato sul collo agli avversari, e il terzo quarto si chiude con un -3 che sa già di resurrezione.
Poi arriva l’uragano Marshall. Undici punti di fila nell’ultimo periodo, una scarica che piega le gambe ai tedeschi. In mezzo, Johnson infila la tripla dell’allungo e Buie — 23 punti alla fine — chiude la pratica con la freddezza di un killer da linea dei tre punti. Thomas, 19 punti e 11 rimbalzi, è l’altra colonna della serata, mentre McGlynn e Zanelli danno ritmo e sostanza.
A fine partita, Bulleri parla come un allenatore soddisfatto ma non pago: «La chiave è stata l’atteggiamento del secondo tempo. È stata una vittoria di squadra, non dei singoli. Abbiamo reagito, giocato con concretezza e solidità mentale.» Parole semplici, ma pesanti come un time-out ben piazzato.
Il tabellone finale — 105 a 94 — racconta di una squadra che ha ritrovato il sorriso e la fiducia. E anche un po’ di sé stessa. In Europa, non basta tirare: bisogna crederci. La Dinamo, stavolta, l’ha fatto per davvero.