Decidere di gestire da sé i propri investimenti viene percepito come una scelta su chi esegue le operazioni. È una descrizione incompleta.
Chi opera in autonomia assume anche tutte le funzioni che in un rapporto di consulenza vengono svolte da altri: la definizione del profilo di rischio, la verifica di adeguatezza, il monitoraggio periodico, la revisione dopo i cambiamenti di situazione personale.
Nessuna di queste attività compare nell'estratto conto e nessuna genera un costo visibile. Sono però le componenti che determinano se un portafoglio resta coerente con gli obiettivi di chi lo detiene.
Perché la distinzione conta
Dietro la domanda
cosa significa trading rispetto a una gestione delegata esiste una differenza che riguarda le responsabilità prima ancora che lo stile operativo.
Le funzioni da coprire sono sempre le stesse, indipendentemente da chi le svolge:
- Definire obiettivi e orizzonte per ciascuna somma investita
- Stabilire un'allocazione target e le soglie di scostamento accettabili
- Verificare l'adeguatezza degli strumenti rispetto al profilo
- Monitorare con regolarità, non solo quando i mercati si muovono
- Aggiornare il piano dopo variazioni di reddito, famiglia o orizzonte
Chi si affida a un intermediario ne delega una parte. Chi opera autonomamente le mantiene tutte, ed è utile saperlo prima anziché scoprirlo in seguito.
Quanti investono in autonomia in Italia
I dati dell'autorità di vigilanza permettono di quantificare il fenomeno, e mostrano un'Italia in cui la gestione autonoma è già maggioritaria.
Il dato meno evidente
La combinazione dei due numeri è più significativa di ciascuno preso singolarmente. Una parte consistente di chi ritiene di ricevere consulenza non ha un contratto che la formalizzi, quindi non beneficia necessariamente delle tutele associate.
Ne deriva che la quota di chi assume di fatto le decisioni in proprio è superiore al 42% dichiarato.
Quali fattori vengono considerati
La stessa analisi riporta un'evidenza che merita attenzione: tra le variabili principalmente considerate nelle scelte di investimento figurano l'orizzonte temporale, i rendimenti attesi, gli obiettivi e i costi, mentre la valutazione del rischio nelle sue componenti risulta di minore rilevanza.
Il rischio è quindi l'input meno utilizzato proprio da chi ha assunto su di sé la responsabilità di valutarlo.
Il livello di partenza
Un secondo elemento utile riguarda la familiarità con i concetti su cui queste decisioni si basano.
L'ultimo intervallo è quello più direttamente collegato al punto precedente. Le componenti del rischio sono anche le meno conosciute, il che spiega perché vengano considerate meno nelle decisioni.
Questo non descrive un'incapacità, ma un'asimmetria: si decide in autonomia su dimensioni che l'indagine indica come le meno familiari.
Come colmare le funzioni mancanti
Le attività che in un rapporto di consulenza sono strutturate possono essere riprodotte individualmente, a costo quasi nullo in termini di denaro e limitato in termini di tempo.
- Mettere per iscritto obiettivi, orizzonte e allocazione target, con una data
- Fissare una verifica annuale a calendario, indipendente dall'andamento dei mercati
- Definire in anticipo le condizioni che giustificano una vendita
- Documentare la motivazione di ogni posizione al momento dell'apertura
- Rivedere il piano dopo ogni cambiamento rilevante della situazione personale
Il secondo punto è quello che sostituisce più direttamente una funzione delegata. Una revisione fissata a calendario svolge lo stesso ruolo del contatto periodico previsto in un rapporto di consulenza, e non dipende dallo stato d'animo del momento.
Cosa si guadagna e cosa si perde
La gestione autonoma comporta vantaggi concreti: costi inferiori, controllo diretto sulle scelte, nessun conflitto di interesse nella selezione dei prodotti.
Comporta anche l'assenza di un interlocutore esterno nei momenti in cui le decisioni sono più difficili, e la necessità di svolgere da sé verifiche che altrimenti sarebbero strutturate.
Non esiste una risposta valida per tutti. Esiste però una differenza tra assumere consapevolmente queste funzioni, organizzandosi di conseguenza, e assumerle per il solo fatto di non aver delegato nulla. La prima è una scelta, la seconda è una conseguenza.