Controcorrente: Montanelli, un gigante senza tempo - A 23 anni dalla scomparsa

  Oggi celebriamo l'anniversario della scomparsa di Indro Montanelli, uno dei più grandi giornalisti italiani, un maestro dell'arte della penna e un uomo che ha sempre saputo guardare oltre il proprio tempo. In un'epoca dove la superficialità e l'omologazione la fanno da padrone, Montanelli ci ha lasciato una lezione di saggezza e integrità che risuona ancora forte. Montanelli non era un uomo facile da categorizzare. Era un conservatore progressista, uno scettico credente, un italiano europeo. Questo ossimoro vivente ha attraversato il Novecento con lo sguardo critico e la mente aperta, capace di schivare le trappole delle ideologie prefabbricate. La sua è stata una vita all'insegna della coerenza intellettuale e del coraggio civile, qualità ormai rare come le perle nere. In un tempo di polemiche sterili e battaglie ideologiche fini a se stesse, Montanelli avrebbe trovato da ridire con il suo inconfondibile stile tagliente. Ci avrebbe ricordato, con quella sua voce grave eppure penetrante, che il giornalismo non è servilismo né propaganda, ma una ricerca incessante della verità. Una verità che non si piega né ai potenti né alle mode del momento.

  Il suo leggendario "controcorrente" non era solo un modo di scrivere, ma una filosofia di vita. Montanelli ci ha insegnato che il pensiero critico è l'antidoto contro la manipolazione e che la libertà d'espressione è un diritto da difendere con le unghie e con i denti. Non si faceva illusioni sui limiti della democrazia, ma ne difendeva con ardore i principi, perché sapeva che senza libertà non c'è dignità. Un legame particolare univa Montanelli alla Sardegna, dove visse parte della sua infanzia. Nel 1917, infatti, suo padre Sestilio fu nominato preside della Scuola Normale di Nuoro, portando la famiglia sull'isola. Indro trascorse a Nuoro cinque anni, frequentando gli ultimi due anni delle elementari e i primi tre del ginnasio. Questa esperienza sarda ebbe un impatto significativo sulla sua formazione, tanto che Montanelli ricordava spesso con affetto la sua infanzia nuorese, sottolineando come la vita austera e nobile della Barbagia avesse contribuito a forgiare il suo carattere. Proviamo a immaginare cosa avrebbe scritto Montanelli oggi, in un'epoca di social media e fake news, dove la velocità ha preso il posto della riflessione e il consenso immediato ha soppiantato il confronto delle idee. Avrebbe probabilmente preso di mira l'omologazione del pensiero, la superficialità dei dibattiti e la pericolosa tendenza a semplificare la complessità del mondo. 

  "Controcorrente", avrebbe esordito, "è diventato un termine desueto, come se il pensiero unico fosse la nuova religione. Ma ricordatevi che ogni verità ha bisogno di essere messa alla prova, che ogni dogma deve essere sfidato, e che la libertà si conquista solo attraverso il dubbio e il dissenso". Montanelli ci manca. Manca la sua penna affilata come un rasoio, manca la sua capacità di andare controcorrente con eleganza e intelligenza. In un'Italia che sembra aver smarrito il gusto della critica e il coraggio della verità, la sua eredità diventa ancora più preziosa. È un monito a non accontentarsi mai delle risposte facili e a continuare a cercare la verità, anche quando è scomoda. Oggi ricordiamo Montanelli non solo per ciò che ha fatto, ma per ciò che rappresenta: un faro di libertà e di indipendenza intellettuale. Che il suo spirito critico continui a ispirarci e a guidarci, perché solo chi osa andare controcorrente può sperare di arrivare lontano. Indro Montanelli, un gigante senza tempo.

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