La vittoria del Como certifica che per il Cagliari ancora non c’è la sicurezza di salvarsi

I lariani sbancano la Domus con due tiri in porta e sognano la Champions League. L'editoriale del direttore Sergio Demuru: "L'azzardo di Folorunsho falso nove non ha pagato. Rossoblù di grande agonismo, ma serve tenere la guardia alta".

di Sergio Demuru

Il sogno Champions e le pressioni in vetta Aprire la giornata di campionato dà il grande vantaggio di mettere pressione agli avversari diretti. A patto, però, di sfruttare l’occasione e vincere. Il Como ha fatto il suo dovere a Cagliari e adesso può assistere alle partite di Juve (stasera) e Roma (domani) godendosi il quarto posto, a pari punti con i giallorossi di Gasperini. Momentaneo? Possibile, magari probabile. Ma resta comunque un momento importante perché almeno per una notte la squadra di Fabregas riesce a dare un contorno più concreto al sogno della Champions. Anche perché vincere quando sei costretto a farlo non è mai semplice.

L'azzardo tattico e il falso nove Il Cagliari era oggettivamente in difficoltà a causa delle numerose assenze tra difesa e centrocampo. Pisacane ha preferito non mettere nessuno dei centravanti a disposizione affidando a Folorunsho i compiti della punta ed è stata una scelta azzardata perché ha privato la squadra di un punto di riferimento e soprattutto di uno sfogo.

Non basta schierare un giocatore in avanti per trasformarlo in centravanti. E Folorunsho non ha fatto il falso nove perché non ha prodotto nessuno dei movimenti tipici di quella interpretazione e non ha aperto spazi per i compagni. In compenso, è andato molte volte in fuorigioco e ha tenuto pochissimi palloni. Però il Cagliari ha giocato una partita di grande agonismo e volontà, chiudendo bene gli spazi.

Alta densità e il vantaggio lariano Per il Como la partita è stata complicata proprio a causa dell’alta densità creata dal Cagliari. Aver segnato in fretta sembrava aver semplificato un po’ le cose. Al 14’ Baturina ha finalizzato un’azione che lui stesso aveva aperto rubando una palla passata male da Adopo e a cui avevano partecipato anche Paz, Da Cunha e, suo malgrado, anche Dossena, poco pronto a rinviare quando l’occasione sembrava ormai sfumata.

Risolto il problema principale, il Como ha continuato a tenere il pallone e gli unici pericoli del Cagliari sono arrivati dalle corse e dai cross di Palestra e Obert, esterni del 3-5-1-1 ideato da Pisacane quando la sua squadra spingeva e parente stretto (in base alla costruzione del Como e allo sviluppo della manovra) del 4-4-1-1 attuato in altri momenti della gara.

Il botta e risposta della ripresa Nella ripresa la partita si è aperta perché il Cagliari ha cercato con più velocità il pareggio e l’ha trovato in fretta grazie a un colpo di testa di Esposito che ha sfruttato un cross di Palestra dopo splendida fuga sulla destra e un controcross di Obert.

Fabregas ha inserito Morata, ma per vincere ha avuto bisogno di una prodezza individuale: Da Cunha ha tuonato all’incrocio dei pali da fuori area a un quarto d’ora dalla fine. Butez ha poi blindato la vittoria con un grande intervento su Adopo dopo che Pisacane aveva inserito Kilicsoy e Trepy per cercare il pareggio.

Il Como è quarto e vince anche quando non gioca bene e costruisce poco. Due tiri, due gol, tanta sofferenza e tre punti: forse questo è il messaggio più preoccupante per la concorrenza.

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