Il "gemello virtuale" di mattoni e cemento. La Regione si affida a Torino per mappare i palazzi sardi

C'è una certa poesia burocratica nel veder tradotti i vecchi calcinacci e le infiltrazioni d'acqua in algoritmi e modelli tridimensionali. Nei palazzi cagliaritani lo chiamano "Gemello Digitale", un termine che sa di fantascienza ma che nasconde una necessità disperatamente terrena: sapere in che stato versano gli edifici pubblici della Sardegna prima che ci piova dentro. Per farlo, la Regione ha deciso di staccare un assegno da duecentomila euro in quattro anni e di affidarsi alle cure scientifiche dell'Università di Torino.

La notizia, spogliata del gergo tecnico ("metodologie BIM-GIS" e "Data Strategy"), è che l'amministrazione isolana vuole dire addio all'era dei faldoni impolverati e delle manutenzioni fatte a occhio. L'idea è quella di creare una vera e propria carta d'identità virtuale di ogni edificio pubblico, partendo dall'esperienza già maturata con le scuole del progetto Iscol@, per poter prevedere i consumi, calcolare i rischi e programmare i cantieri senza navigare a vista. A guidare l'operazione sono l'assessora agli Affari generali, Mariaelena Motzo, e la titolare della Pubblica istruzione, Ilaria Portas.

La politica, come d'abitudine, rivendica la bontà della visione. Mariaelena Motzo chiarisce il perimetro dell'accordo: «Con questo Protocollo compiamo un passaggio strategico: trasformiamo una sperimentazione di successo in un modello strutturale di governo digitale del patrimonio pubblico. Il Gemello Digitale non è solo uno strumento tecnologico, ma un’infrastruttura abilitante per decisioni più consapevoli, basate su dati certi, capaci di migliorare l’efficienza amministrativa e la programmazione degli interventi su scala regionale».

Le fa eco Ilaria Portas, che difende il fortino scolastico da cui l'idea ha preso forma: «L’esperienza di Iscol@ ha dimostrato come l’innovazione possa diventare metodo di lavoro e non solo investimento infrastrutturale. Mettere a sistema le competenze maturate sulla gestione del patrimonio scolastico significa valorizzare un patrimonio di conoscenze che oggi può diventare riferimento per tutte le infrastrutture pubbliche, rafforzando la qualità della progettazione e della manutenzione nel tempo».

L'asse Cagliari-Torino, dunque, è tracciato. E per suggellare l'impegno finanziario e politico, le due esponenti della giunta affidano alle agenzie un'ultima riflessione a due voci: «La collaborazione tra Regione e Università consente di capitalizzare un sapere già acquisito e di fare un salto di scala verso una governance digitale integrata del patrimonio pubblico. Innovazione, conoscenza e cooperazione istituzionale diventano così leve concrete per accompagnare l’evoluzione delle comunità locali e rendere più sostenibile e moderno il governo del territorio in tutta la Sardegna». Ora la palla passa ai tecnici. Il gemello digitale è pronto a nascere, sperando che serva a curare gli acciacchi molto reali dei palazzi sardi.

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