Carrello della spesa d'oro, ma ai contadini restano le briciole. L'Antitrust indaga sulla Gdo, Confeuro applaude: "Finalmente chiarezza"

Prezzi alimentari su del 25% in cinque anni, eppure chi lavora la terra non vede un euro in più. Tiso: "Siamo l'anello debole, schiacciati dallo strapotere dei supermercati".

ROMA – C'è qualcosa che non torna nella matematica della spesa italiana. Mentre le famiglie vedono scontrini sempre più pesanti per portare a tavola il pranzo, chi quel cibo lo produce spesso non riesce a coprire i costi. È il grande paradosso della filiera agroalimentare, un imbuto dove i soldi sembrano fermarsi quasi tutti al livello della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo). Ora, però, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di vederci chiaro.

A salutare con favore l'apertura del faro dell'Antitrust è Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei, che da tempo denuncia uno squilibrio insostenibile. “Confeuro apprende la decisione dell’Antitrust di avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo) lungo la filiera agroalimentare, alla luce dei forti rincari dei prezzi dei generi alimentari che, negli ultimi cinque anni, avrebbero registrato un aumento di addirittura il 25%”.

Il paradosso dei prezzi Un aumento di un quarto in un lustro. Una stangata per i consumatori che però non ha arricchito la base produttiva. Per il presidente nazionale Andrea Tiso, il problema sta tutto in questa asimmetria: “Si tratta di numeri gravi e preoccupanti, che incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie ma che, paradossalmente, non si traducono in un miglioramento delle condizioni economiche degli agricoltori”.

L'anello debole e lo strapotere dei giganti L'agricoltore, stretto tra i costi di produzione (gasolio, concimi, energia) e il prezzo imposto dai grandi gruppi d'acquisto, finisce per essere la parte lesa di un contratto non scritto. “Plaudiamo quindi all’iniziativa dell’Antitrust – sottolinea Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro, Confederazione degli Agricoltori Europei - perché riteniamo fondamentale fare piena chiarezza sulle reali cause dei rincari e sul persistente squilibrio di potere contrattuale che penalizza gli agricoltori rispetto alle grandi catene della Gdo”.

L'analisi di Tiso è spietata nella sua semplicità: “Gli agricoltori rappresentano infatti l’anello più debole della filiera: ricevono una quota sempre più ridotta del valore finale dei prodotti, pur affrontando costi di produzione in costante crescita e una redditività sempre più insufficiente”.

Piccoli produttori in ginocchio Il rischio è strutturale. Se il mercato non remunera il lavoro, le aziende chiudono, soprattutto quelle a dimensione familiare che sono l'ossatura del Made in Italy. “Inflazione, aumento dei prezzi al consumo ed esorbitanti costi produttivi - continua il presidente Tiso - stanno mettendo in ginocchio soprattutto i piccoli e medi produttori, spesso marginalizzati dallo strapotere commerciale della grande distribuzione”.

Ora si attende l'esito dell'istruttoria, con la speranza che non resti lettera morta. “Confeuro seguirà con la massima attenzione l’evoluzione dell’indagine Antitrust e continuerà a difendere con determinazione le istanze degli agricoltori italiani, affinché venga garantita maggiore equità lungo tutta la filiera agroalimentare”.

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