L'Unione dei Comuni lancia la sfida per il triennio 2025-2027. Non solo grammatica: corsi di informatica e diritto in "Limba", mentre i muri dei nove paesi diventano pagine di poesia a cielo aperto.
SINISCOLA – C'è chi la lingua sarda la piange come una reliquia perduta e chi, invece, decide di usarla per scrivere email, leggi e codici informatici. L’Unione dei Comuni del Mont’Albo ha scelto decisamente la seconda strada. Con l'avvio del programma TuLiS (Tutela Lingue Sarde), finanziato dalla Legge Regionale 22/2018 per il triennio 2025-2027, i nove comuni del comprensorio tentano un'operazione coraggiosa: togliere il sardo dalla teca del folklore per rimetterlo in bocca alla gente e, soprattutto, dentro gli uffici e i computer.
Il piano d'attacco si muove su tre fronti: burocrazia, formazione e arte visiva.
Lo sportello: il sardo negli uffici
Il primo passo è operativo. A Siniscola, in via Isalle, è già attivo lo sportello linguistico. Non è un circolo letterario, ma un servizio amministrativo aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Serve a dare supporto, traduzioni e consulenze non solo ai municipi (Siniscola, Posada, Torpè, Lodè, Lula, Onanì, Orune, Bitti e Osidda), ma anche a cittadini, imprese e pro loco. L'idea è semplice: se vuoi usare il sardo per lavorare, qui trovi gli strumenti.
A scuola di "Limba" digitale
Il cuore del progetto è la formazione, battezzata con un titolo che è tutto un programma: “Glocale e digitale: una tzitadinàntzia linguìstica noa”. Attivo fino al novembre 2027, il corso non si limita a insegnare come si scrive (cosa già non scontata, visto il dibattito tra LSC e varianti locali). Si va oltre.
Ci sono i corsi base di ortografia e grammatica, certo. Ma la vera novità sono i quattro corsi avanzati che portano il sardo nel XXI secolo:
Cittadinanza e diritto: per parlare di beni comuni e amministrazione.
Economia locale: per analizzare il tessuto imprenditoriale.
Informatica: per studiare lo standard LSC nelle interfacce digitali e nei linguaggi di programmazione.
Geo-storia: per rileggere il territorio.
È la dimostrazione che con la lingua dei padri si può parlare anche di software e di bilanci.
I muri che parlano
Infine, c'è la parte visiva. Il progetto "Locos de Cultura", giunto alla quarta edizione, esce dagli archivi digitali per finire sui muri. In tutti i nove comuni dell'Unione verranno realizzati murales pubblici ispirati alla lingua sarda.
Artisti locali, selezionati per la loro sensibilità, dipingeranno versi poetici, proverbi e riflessioni identitarie sulle facciate dei paesi. L'obiettivo è trasformare l'architettura urbana in un libro aperto, rendendo visibile quel patrimonio immateriale che spesso rischia di svanire nel silenzio.
L'Unione dei Comuni del Mont'Albo conferma così una visione lucida: la lingua si salva solo se serve, se si vede e se si evolve. Tutto il resto è archeologia.