I Carabinieri rintracciano lo smartphone nella camera da letto di un coetaneo. Non era un semplice furto: il dispositivo serviva a monitorare una specifica condizione di salute della giovane vittima.
OSSI – Ci sono furti che pesano pochi euro e furti che pesano come macigni, non per il valore della refurtiva, ma per il danno che provocano. Quello risolto dai Carabinieri di Ossi appartiene alla seconda categoria. Una storia di microcriminalità giovanile, nata durante una gita scolastica a Barcellona, che per una ragazza si era trasformata in un incubo sanitario prima ancora che materiale.
I fatti sono semplici e, per certi versi, amari. Durante il viaggio d'istruzione in Spagna, un momento che dovrebbe essere di spensieratezza e condivisione, una studentessa viene derubata del suo smartphone. A sottrarglielo non è un borseggiatore delle Ramblas, ma – secondo le indagini – un coetaneo, un ragazzo che viaggiava con lei o che comunque gravitava nel suo stesso ambiente.
Tornati in Sardegna, i militari della Stazione di Ossi non hanno archiviato la pratica come una delle tante denunce di smarrimento. Hanno avviato accertamenti tecnici, seguito le tracce digitali e localizzato il dispositivo. Il segnale portava dritto a una camera da letto in paese. Scattata la perquisizione domiciliare, il telefono è saltato fuori, nascosto tra gli oggetti del giovane, che è stato denunciato a piede libero con l'accusa di ricettazione.
Ma il vero cuore della notizia sta nella restituzione, avvenuta ieri mattina in caserma. Quando i Carabinieri hanno riconsegnato l'apparecchio alla legittima proprietaria, l'emozione è stata palpabile. Per quella ragazza, infatti, lo smartphone non era solo un passatempo per i social, ma un fondamentale ausilio sanitario, indispensabile per gestire e monitorare una specifica patologia. Averglielo tolto significava aver messo a rischio la sua salute.
Un gesto di incoscienza giovanile che ha trovato la ferma risposta dell'Arma, capace in questo caso di andare oltre la semplice repressione per restituire serenità a una persona fragile.
Come impone la legge, va ricordato che il giovane indagato è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Ma quel telefono, tornato nelle mani giuste, ha già chiuso il capitolo più doloroso della vicenda.