Salta la trattativa con Sport & Tourism Investments. Non per soldi, ma per trasparenza: i conti restano un mistero e l'investitore saluta. Ora lo spettro è la penalizzazione e il baratro sportivo.
OLBIA – C’è una regola aurea nel commercio, che vale per i carciofi al mercato come per le società di calcio: prima di comprare, si controlla la merce. A Olbia, pare che questa regola l’abbiano dimenticata, o peggio, abbiano tentato di aggirarla. E così, dopo mesi di balletti, Sport & Tourism Investments (S&TI) ha detto basta. La trattativa per rilevare il ramo sportivo dell'Olbia Calcio è saltata. Non per mancanza di fondi, ma per mancanza di carte.
La nota diramata oggi dalla società di Romi Fuke è una pietra tombale sulle speranze di chi credeva nel rilancio immediato. Il motivo del ritiro è di una disarmante gravità: "mancata messa a disposizione dei bilanci". In parole povere: volevano vendere la casa senza far vedere le fondamenta, impedendo quelle verifiche economico-finanziarie che sono l'abc di qualsiasi acquisizione seria. E Fuke, che di mestiere fa l'investitore, si è alzato dal tavolo.
S&TI parla di "impossibilità di procedere in mancanza dei presupposti minimi di chiarezza e correttezza operativa". Una frase che pesa come un macigno sulla gestione attuale. Non si può pretendere che qualcuno metta mano al portafoglio al buio, firmando assegni in bianco senza sapere quale voragine si celi nei conti. Questo stallo, generato da una gestione opaca, ora espone il club a rischi letali. Senza soldi freschi e senza chiarezza, il "mancato rispetto degli adempimenti regolamentari, a partire dal tema stipendi", non è più un'ipotesi ma una certezza che bussa alla porta. Tradotto: penalizzazioni in classifica e rischio concreto di retrocessione.
Il rammarico è doppio, perché il piano di Fuke. La cordata c'era: imprenditori locali, sostenitori del territorio e persino soggetti finanziari qualificati come il fondo legato a Estrella Football Group. C'erano già stati i contatti con la FIGC, che aveva dato la sua disponibilità a pilotare il passaggio del titolo in modo indolore. Era tutto pronto, mancava solo l'onestà di aprire i cassetti e mostrare i numeri.
Le parole di Romi Fuke non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. «Ho lavorato per costruire un’operazione concreta a supporto dell’Olbia Calcio, investendo tempo, risorse ed energie con l’obiettivo di garantire stabilità, continuità sportiva e rispetto delle regole», dichiara l'imprenditore. Ma di fronte al muro di gomma, la ritirata è un atto dovuto: «In assenza delle condizioni minime di trasparenza e operatività, ritengo corretto fermarmi. Resta ferma la mia volontà di continuare a investire nel calcio e nello sport, in progetti dove vi siano visione chiara, valori condivisi e reale volontà di costruire. Il percorso prosegue, ma solo in contesti che garantiscano serietà, correttezza e rispetto per le comunità coinvolte».
L'Olbia resta sola con i suoi guai. E la lezione è servita: i salvatori della patria esistono, ma pretendono di vedere i conti. I benefattori ciechi, invece, si sono estinti da un pezzo.