Domenica 9 novembre, in Piazza d’Italia si è tenuta una manifestazione contro l’allevamento intensivo di suini attivo nella zona di Caniga. Qualche centinaio di persone ha partecipato alla protesta contro l’impianto, sorto vicino alle abitazioni e ritenuto da residenti e comitati una minaccia per la salute pubblica, l’ambiente e il benessere animale.
L’iniziativa, sostenuta da LEIDAA, LAV, OIPA e Anonymous for the Voiceless, ha riunito cittadini, famiglie, studenti, professionisti e attivisti. «Non tutti avevano le stesse idee o lo stesso percorso, ma in piazza si sono ritrovati come una comunità, come una Sassari che sa riconoscersi e unirsi quando c’è un bene comune da difendere», ha dichiarato Marco Pistidda, tra gli organizzatori.
La protesta è nata dal caso di Caniga, ma il messaggio lanciato è andato oltre il singolo impianto: un no generale agli allevamenti intensivi in Sardegna.
Durante l’incontro si sono alternati vari interventi. Luciana Milia, fondatrice del gruppo Io non ti mangio, ha denunciato la condizione degli animali negli allevamenti intensivi, «privati di luce, spazio e dignità». La biologa nutrizionista Alessandra Mela ha richiamato l’attenzione sull’impatto del consumo di carne proveniente da questi sistemi, sottolineando l’uso di antibiotici e ormoni e la necessità di maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari, anche nelle mense scolastiche.
Il medico ambientalista Salvatore Brianda ha illustrato i rischi sanitari legati alle emissioni prodotte dagli allevamenti, con possibili conseguenze respiratorie e cardiovascolari. Fabio Porcu, referente del comitato L’Elefante nella stanza, ha ricordato la criticità di Caniga: «Un impianto insalubre collocato a poche decine di metri dalle abitazioni, con odori molesti e timori sulla gestione dei reflui».
Da Slow Food è arrivato un richiamo alle alternative sostenibili: filiere locali, agricoltura rispettosa del territorio e produzioni compatibili con l’ambiente.
Nei loro interventi finali, Roberto Corona (LAV) e Fatima Fiocca (LEIDAA) hanno ribadito la necessità di una presa di posizione comune: «Difendere la salute della popolazione e il patrimonio ambientale della Sardegna significa ripensare il modello produttivo, non subirlo».
La manifestazione ha rappresentato un momento di confronto civico e partecipazione. Nessuna piazza gremita, ma un segnale chiaro: la questione degli allevamenti intensivi a Caniga e nell’isola resta aperta, e la società civile chiede di essere ascoltata.