El Principe del Cagliari: L'indimenticabile eredità di Francescoli [PARTE 1 LA CARRIERA]

Tratteremo oggi, in questa nuova rubrica dedicata ai ritratti che
hanno vestito la gloriosa casacca del Cagliari Calcio uno degli
stranieri più amati e considerati della storia rossoblù: il
conosciutissimo centrocampista uruguaiano Enzo Francescoli.
L’importante giocatore sudamericano, (classe ’61 e figlio di
emigrati italiani) dopo essersi proposto in alcuni provini (dall’
esito non felice a causa del suo fisico estremamente esile) prima
nella famosa squadra del Penarol e in seguito nel River Plate
Montevideo, mosse i primi passi calcistici nella compagine dei
Wanderers facendosi notare, in breve tempo, come uno dei
migliori giovani all’interno del panorama calcistico latino (in
generale) ed uruguaiano in particolare. Proprio in virtù di questo,
pochi anni dopo( siamo nel 1983,anno in cui vincerà la sua prima
Copa America come protagonista assoluto), una delle più illustri
compagini calcistiche argentine (il River Plate) decise (intuendone
le enormi qualità e gli importanti margini di crescita
professionale) di inserirlo tra le sue fila (nel ruolo di trequartista)
facendone uno dei principali fulcri della manovra offensiva tanto
da risultare nel 1984 e nel ‘86 capocannoniere del torneo
rispettivamente con 24 e 25 gol. Esperienza, quella argentina, che
si conclude nel 1986 anno in cui Francescoli opta (tra lo stupore
generale) di accasarsi in una squadra poco nota (ma dalle
importanti ambizioni) come il Racing Club Parigi (dove militano
anche due giocatori di enorme talento come Littbarski e
Fernandez) che gli offre un ottimo contratto e gli consente di
misurarsi con i grandi campioni presenti nel campionato francese.
Sebbene l’esperienza nella Division 1 nasca sotto i migliori
auspici, essa si rivelerà sì notevole dal punto di vista personale,
ma purtroppo molto deludente per le posizioni ottenute in
classifica dal team transalpino (rischierà, infatti, la retrocessione nel ’89). Degna di grande considerazione, inoltre, proprio in
quegli anni la vittoria da parte del giocatore uruguaiano e della
sua nazionale della seconda Copa America nell’anno 1987. Alla
fine della stagione ’88-89 il grande calciatore sudamericano,
probabilmente deluso in termini di risultati dall’esperienza
parigina, decise di accasarsi (in accordo con il club della capitale
francese)nella fortissima squadra dell’Olimpique Marsiglia di
Bernard Tapie (all’epoca la compagine calcisticamente più forte di
Francia e una delle più importanti a livello europeo) dove si rivelò
un giocatore di livello assoluto in grado di fornire un significativo
apporto al gioco del team provenzale proprio nell’anno che
portava al mondiale di Italia 90. Al termine della competizione
iridata (dopo l’eliminazione della selezione uruguagia da parte
della Nazionale Italiana allenata da Azeglio Vicini) il futuro
dell’ottimo atleta uruguaiano, tuttavia, sembrò un rebus. In
quella sessione di mercato, infatti, quella che nacque come una
boutade divenne (tra lo stupore di molti) realtà: il passaggio di
Francescoli alla corte del Cagliari. La lunga trattativa, diretta
dall’ottimo Ds Carmine Longo (precedentemente interessato al
“bomber” della Germania Est Ulf Kirsten), fu possibile anche per
merito celeberrimo procuratore Paco Casal che portò oltre a El
Principe (cosi era noto Francescoli nel mondo del calcio) due suoi
connazionali il noto Pepe Herrera (centrocampista con notevole
“garra” che disputerà alcune importanti stagioni con la maglia
rossoblù) e il giovane attaccante Daniel Fonseca. L’esperienza in
terra sarda (probabilmente dovuta al fatto che Francescoli voleva
misurarsi nel Campionato all’epoca più difficile del mondo in cui
militavano campioni del calibro di Van Basten, Gullit, e Matthaeus
tra gli altri) si dimostrerà, nonostante le difficoltà dei primi mesi
(dovute certamente al nuovo contesto, alla nuova lingua e a una microfrattura che porteranno la squadra nella zona “calda” della
classifica), molto proficua in cui il giocatore nativo di Montevideo
schierato da regista o da seconda punta diede vita, insieme al
celeberrimo giocatore sardo Matteoli (ex Inter), a una coppia di
giocatori in grado di fare un girone di ritorno da record (iniziato
con il pareggio per 2-2 con la Juventus) che culminò con una
miracolosa salvezza. La stagione successiva (‘91-92), dove ebbe
come allenatore il grande Carlo Mazzone, si rivelerà un
campionato in cui giungerà una salvezza tranquilla e senza patemi
(in cui facciamo notare la squadra cagliaritana vinse con la
Sampdoria alla prima di campionato per 3-2 con una rete del
giocatore uruguaiano). L’ultima stagione in maglia rossoblù si
rivelerà addirittura molto meglio delle precedenti, colma di
soddisfazioni personali e di squadra con la qualificazione del team
sardo in Coppa Uefa. Una squadra (appena acquistata dal dott.
Cellino), che anche grazie al giocatore sudamericano, vince e
convince facendo bellissime prestazioni che le permettono di
ottenere il sesto posto in classifica. Emblematico, in tal senso, fu
la grande vittoria per 5-0 ottenuta con il Torino (futura
compagine del giocatore uruguaiano dopo l’addio al Cagliari) in
cui El Principe fece doppietta che è ancora in tutte le menti dei
supporter sardi. Nell’ultima parte di carriera, come abbiamo
detto, militerà nella squadra granata per una sola stagione 1993-
94 e in seguito tornerà in Argentina nella compagine del River
Plate dove ormai trentatreenne chiuderà una straordinaria
carriera vincendo il titolo di calciatore argentino e sudamericano
nel ’95, 4 campionati, il titolo di capocannoniere nel ‘96, la Copa
Libertadores (la Champions League del Sudamerica) nello stesso
anno, perdendo contro la Juventus, però, la gara nella Coppa
Intercontinentale terminando di lì a breve, nel ’97 (anno durante il quale vinse la Supercoppa Sudamericana),un incredibile
excursus professionale che ha pochi eguali nello sport di squadra
e non solo.

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