La transizione energetica cambia il territorio. Per Francesco Spanedda, assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, è questa la ragione per cui la Sardegna deve governarla. L’assessore legge la sentenza 156/2026 della Corte costituzionale, depositata il primo ottobre, come una conferma della strada imboccata dalla Regione con la legge sulle aree destinate agli impianti rinnovabili.
«La sentenza di oggi», sottolinea Spanedda, «conferma la linea scelta dalla Regione. Abbiamo rivendicato il diritto della Sardegna a governare le trasformazioni del proprio territorio e abbiamo costruito una disciplina per farlo, individuando dove le energie rinnovabili possono essere realizzate e dove devono essere tutelati altri interessi. Oggi quella scelta resta in campo».
La pronuncia mantiene in vigore gli allegati A, B, C, D ed E della legge regionale 20/2024: gli elenchi delle aree non idonee alle diverse tipologie di impianto. Su questi documenti, però, la Corte ha dichiarato le questioni inammissibili. Significa che non ha esaminato il merito delle contestazioni, perché non erano state individuate con precisione le singole disposizioni ritenute incostituzionali. Gli elenchi rimangono quindi in vigore, senza che questa decisione ne approvi ogni contenuto.
«Non abbiamo scelto la strada dei divieti indiscriminati - prosegue l’assessore - ma quella della pianificazione: stabilire regole, individuare le aree e assumere la responsabilità delle scelte. È questo il senso della legge regionale 20 ed è questa la direzione che la Regione continuerà a seguire».
La Corte ha invece respinto nel merito la contestazione alla regola di cautela: se un progetto ricade in parte in un’area idonea e in parte in un’area non idonea, prevale la seconda classificazione.
È una distinzione che conta anche fuori dalle aule giudiziarie. Come la Consulta aveva già chiarito nella sentenza 184/2025, quella classificazione impedisce di accedere alla procedura autorizzativa semplificata. Non vieta automaticamente l’impianto: la decisione deve arrivare dall’esame del progetto, valutando le esigenze della produzione energetica insieme alla protezione del paesaggio e delle aree naturali.
La legge sarda va inoltre letta con le modifiche prodotte dalle precedenti sentenze. La stessa pronuncia del 2025 aveva eliminato diverse disposizioni, fra cui il divieto generalizzato di installare impianti nelle aree non idonee. Le nuove questioni su quelle norme sono state dichiarate inammissibili perché riguardavano disposizioni già rimosse.
Spanedda rivendica dunque la pianificazione come strumento per accompagnare gli investimenti e tutelare le caratteristiche dei territori.
«La transizione energetica non può essere semplicemente una sommatoria di impianti. Deve essere governata, tenendo insieme produzione di energia, tutela del paesaggio, comunità e vocazioni dei territori. La Sardegna continuerà a fare la propria parte, con gli strumenti che la legge le riconosce e con la responsabilità di chi governa il territorio», conclude l’assessore.