ITA cerca casa per i suoi piloti. La Calabria corre, la Sardegna dorme (e Alghero ricorda)

C’era una volta a Fertilia una scuola che sfornava comandanti come il pane. Per venticinque anni, l'Alitalia ha insegnato a volare proprio qui, tra il maestrale e la pista che guarda il mare. Poi, nel 2006, come tante cose belle in questo Paese, la serranda si è abbassata. Oggi che la nuova compagnia di bandiera, ITA Airways, annuncia di voler rifondare quella scuola, ci si aspetterebbe una corsa della politica sarda per riprendersi ciò che era suo. Invece, a correre è la Calabria con Crotone. E la Sardegna? Non pervenuta.

A denunciare quello che ha tutto l'aspetto di un treno (o meglio, un aereo) perso in partenza è Michele Pais della Lega. L'ex presidente del Consiglio regionale punta il dito contro il silenzio di Villa Devoto di fronte a un'occasione che definire ghiotta è poco. «La Regione Sardegna non può restare immobile mentre altre realtà si muovono con decisione», attacca Pais. «La candidatura della Regione Calabria con l’aeroporto di Crotone, dimostra che l’opportunità è concreta e immediata. Sarebbe assai grave se dalla Regione Sardegna non fosse partita alcuna manifestazione di interesse».

Non è questione di campanilismi, ma di logica industriale. Le infrastrutture ci sono, gli hangar pure, la memoria storica è incisa nell'asfalto delle piste. «Alghero – ricorda l'esponente leghista – è stata la prima scuola di volo Alitalia. Per oltre 25 anni ha formato centinaia di piloti di linea e decine di tecnici specializzati, costruendo una tradizione aeronautica che appartiene alla nostra storia e alla nostra identità. Una realtà chiusa nel 2006, ma mai dimenticata».

Il punto, però, non è solo la nostalgia. È il lavoro. Quello vero, qualificato, non quello assistito. Pais traccia una linea netta tra due modi di intendere la spesa pubblica: da una parte la formazione d'eccellenza, dall'altra i sussidi. Chiama in causa l'assessore regionale al Lavoro con una stoccata diretta: «Invece di perseverare con “cantieri oss sanitari”, che producono solo ulteriore precariato e finiscono per comprimere i diritti di chi ha vinto un concorso, le risorse europee vadano finalmente indirizzate alla creazione di lavoro vero, stabile e ad alto valore aggiunto».

La visione proposta è quella di un sistema integrato, non di cattedrali nel deserto. Secondo Pais, la riapertura della scuola rappresenterebbe «un’occasione strategica per rilanciare lo scalo di Alghero», richiamando in servizio «piloti, istruttori e maestranze che già hanno lavorato nella scuola di volo Alitalia e che sarebbero pronti a tornare». Non solo: l'idea è quella di fare sponda con il sud dell'Isola. «La Sardegna ha tutte le carte in regola per diventare un polo aeronautico di livello internazionale. La Scuola di Volo ITA Airways ad Alghero potrebbe integrarsi perfettamente con il progetto IFTS dell’Aeronautica Militare di Decimomannu, completando una filiera formativa e produttiva unica nel suo genere».

E chiude: «Ricandidare l’aeroporto di Alghero non è solo opportuno, è una scelta di visione. L’assessorato regionale del lavoro smetta di inseguire politiche assistenzialistiche e di facciata, e punti su lavoro qualificato, tecnologia e formazione avanzata. Difendere la nostra tradizione aeronautica significa costruire futuro, investire sui giovani, integrarsi con la scuola e le Università sarde in una logica di sistema che oggi risulta assente nelle strategie regionali».

La palla passa ora alla Giunta regionale. Vedremo se avrà voglia di giocarla o se preferirà restare a guardare gli altri decollare.

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