Dal 22 al 24 ottobre esperti e istituzioni si confronteranno sulla conservazione dei beni culturali. Sabato pomeriggio apertura straordinaria al pubblico del Centro di Restauro della Soprintendenza.
Un’opera d’arte o un reperto archeologico non si conserva da sé. Servono studio, diagnosi e interventi capaci di fermare il degrado senza cancellare le tracce del tempo. Di questo si parlerà a Sassari da giovedì 22 a sabato 24 ottobre, durante la ventiquattresima edizione di “Lo Stato dell’Arte”, il congresso nazionale del Gruppo Italiano dell’International Institute for Conservation (IGIIC), dedicato al restauro e alla conservazione dei beni culturali.
L’iniziativa si svolgerà all’Ex Mattatoio comunale, l’EX-MA di via Maurizio Zanfarino 62, ed è promossa dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro insieme all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”, al Comune di Sassari e alla Fondazione di Sardegna, con la collaborazione della Direzione regionale Musei Sardegna.
Il programma mette a confronto professionisti e istituzioni su temi che vanno dalla diagnostica — gli esami utili a conoscere materiali e condizioni di un’opera — alla conservazione preventiva, cioè le misure che aiutano a ridurre i rischi prima che si renda necessario un restauro. Tra gli argomenti figurano anche il trattamento dei reperti archeologici provenienti dall’acqua e la sostenibilità degli interventi.
Per il pubblico è prevista un’occasione speciale sabato 24 ottobre: dalle 15 alle 19 il Centro di Restauro e Conservazione dei Beni Culturali della Soprintendenza sarà aperto con visite guidate alla galleria espositiva e un approfondimento sull’archeologia subacquea. La visita è indicata come senza prenotazione nella pagina del Ministero della Cultura.
Accanto alle sessioni del congresso sono in programma visite per i partecipanti al Museo “Giovanni Antonio Sanna”, alla Pinacoteca Nazionale e al Centro di Restauro. Per tre giorni Sassari sarà così luogo d’incontro per chi lavora, spesso lontano dagli occhi del pubblico, perché il patrimonio culturale possa arrivare integro — e comprensibile — a chi verrà dopo di noi.