Circa 700 alunni di cinque istituti primari parteciperanno a giochi e laboratori sulla raccolta differenziata e la tutela del mare. Il percorso si concluderà con una pulizia della spiaggia.
A scuola si impara anche a distinguere un rifiuto da una risorsa e a guardare il mare come un ambiente vivo, dove piante e animali dipendono gli uni dagli altri. Da qui parte il progetto di educazione ambientale avviato in questi giorni dalla Polizia locale di Sassari, dopo una prima esperienza sperimentale realizzata lo scorso anno.
L’iniziativa coinvolgerà circa 700 bambine e bambini delle prime e seconde classi di cinque istituti cittadini. Quattordici agenti accompagneranno le classi in tre incontri ciascuna, tra giochi, attività pratiche e laboratori. Si parlerà di raccolta differenziata — separare i rifiuti secondo il materiale, per facilitarne il riciclo — e di rispetto dell’ambiente marino.
I bambini impareranno, per esempio, che la posidonia, pianta marina, non è un rifiuto da rimuovere e che tirare una stella marina fuori dall’acqua può ucciderla. Per affrontare questi temi senza trasformare la lezione in una predica, gli agenti useranno attività come “Dove lo metto?”, “Rifiuto o risorsa?” e “Pesca il rifiuto”: i piccoli dovranno riconoscere gli oggetti, separarli correttamente e scoprire come alcuni possano essere riutilizzati.
L’ultimo incontro si sposterà sulla spiaggia. Armati di pinze e sacchetti, gli alunni raccoglieranno i rifiuti più piccoli; le classi peseranno poi quanto raccolto e riceveranno il diploma di “Piccolo ecologista”. È prevista anche una premiazione simbolica per il gruppo che avrà recuperato più rifiuti.
L’obiettivo, spiegano i promotori, è far conoscere il mare e i suoi equilibri per insegnare a rispettarli. Una lezione che comincia dai gesti quotidiani: usare il contenitore giusto, non lasciare rifiuti sulla spiaggia, osservare gli animali senza portarli via dal loro ambiente.