Il Comitato “Non Ti Temo” torna a sollecitare una valutazione complessiva delle opere di difesa idraulica previste a Bosa. Nel comunicato diffuso dopo il temporale del 20 ottobre, il gruppo riferisce di allagamenti in città e chiede che, accanto al fiume Temo, siano considerate anche le acque provenienti dai versanti, i rii minori e la rete di drenaggio urbano.
Il Comitato esprime dubbi sugli effetti che potrebbero avere alcune opere previste dal progetto, in particolare le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali. Secondo la sua valutazione, questi dispositivi potrebbero ostacolare il deflusso delle acque urbane verso il fiume. È una preoccupazione del Comitato: il comunicato non allega una verifica tecnica indipendente che consenta di accertare tale effetto.
La documentazione pubblicata dalla Regione nel 2025 descrive un piano volto a ridurre il rischio di esondazione del Temo.
Tra gli interventi illustrati figurano una vasca di laminazione a San Martino e opere riguardanti i rii Laccheddu e Crabalza. Il Comitato chiede che gli effetti delle diverse componenti siano valutati insieme, considerando il funzionamento del sistema nel suo complesso.
Nel comunicato, Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente del Comitato, dichiara:
«Il temporale di questo pomeriggio ci ricorda quali sono i problemi idraulici che gravano sulla cittadina. Con le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali previste dalle opere di difesa, il rischio è che Bosa diventi la vasca di raccolta delle acque che faticheranno ancora di più a raggiungere il fiume. Stanno iniziando i lavori del primo lotto, con il terzo arriveranno le valvole a clapet allo sbocco del Rio Piras di Terridi. Per questo ci chiediamo se, in queste condizioni, si possa ancora parlare di opere di difesa o se non si debba parlare piuttosto di “offesa idraulica”»
Il Comitato chiede agli enti competenti di esaminare il progetto nella configurazione complessiva e di chiarire come siano stati considerati il drenaggio urbano e i corsi d’acqua minori. La richiesta nasce dai timori espressi dal gruppo; il comunicato non consente, da solo, di stabilire quali effetti avranno le opere una volta realizzate.